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Il concetto di archeologia contemporanea prende forma attraverso la trasformazione radicale che sta assumendo la prassi artistica contemporanea con l’immissione in essa di tecniche elettroniche e digitali. Il fare arte che fino ad ieri privilegiava il “concetto” rispetto al “manufatto” oggi a causa dell’immaterialità di elementi digitali e possibilità enormi relative all’uso di computer sempre più evoluti, propone una ricerca tecnica che ha per oggetto stilemi prevalentemente del passato della nostra storia dell’arte. Per questo motivo è giustificato l’ossimoro: “Archeologia contemporanea” relativa alla ricerca e alla conseguente produzione più avanzata di prodotti artistici.

L’affermarsi sempre più chiara di una tendenza ibrida nelle tecniche artistiche già divenute “miste” per contaminazioni fra loro, ha prodotto una visione dell’arte non più legata ad una idea concettuale che supera il manufatto , ma ad un manufatto che attraverso l’uso contemporaneo di più tecniche diventa una ricerca di valori estetici appartenenti alla storia dell’arte tutta. Oggetto dell’arte è l’arte stessa nei secoli. Cioè dalle opere del Paleolitico Superiore fino ad arrivare ai nostri giorni. Più che il “concetto” l’arte contemporanea si ispira a immagini del passato che vengono rivisitate attraverso un linguaggio nuovo che tiene conto sia di tecniche antiche come la pittura ad acqua, a olio, a colla, all’uovo, a encausto che di tecniche digitali legate all’evoluzione di strumenti nuovi come i computer e le stampanti a inchiostro UV. L’arte sclerotizzata sulle idee di Duchamp ha fatto ormai il suo tempo e non risponde affatto alle richieste estetiche delle nuove generazioni.

Nel mio caso ho usato questi fattori tecnici per avvicinarmi ad una visione che cerca il contatto con l’ “anima del mondo”. Un valore di energia est-etica che mette in contatto l’arte con le sue tecniche contemporanee e l’energia che si sprigiona dalla vita complessiva di tante forme umane, animali e vegetali. Questa energia ha una forte valenza astratta pur rimanendo fedele in certi casi ad elementi figurativi.
Nei miei lavori si sentono implicazioni estetiche di civiltà del passato che vengono proposte come scoperte archeologiche che sottendono un viaggio attraverso l’anima del mondo, in un contesto strettamente contemporaneo. L’uso del computer con software di pittura digitale con monitor su cui si può dipingere e di stampanti uv crea immagini che nel loro complesso pur se ascrivibili al figurativo o all’astratto sono completamente nuove, pur non essendo il “nuovo” elemento della mia ricerca. Il superamento delle divisioni tra astratto e figurativo rientra in questa pittura che definisco “Ibrida” come i motori elettrici di certe auto contemporanee che hanno però le ruote e la carrozzeria come sempre anche nel passato. Alcuni lavori sono miscele di immagini sia fisse che in movimento proiettate su superfici dipinte con tecniche antiche che danno risultati estetici diversi dal passato pur avendo soggetti che appartengono alla storia dell’arte passata.

Altre opere vivono sulla rete internet come il poema in sei capitoli
http://www.poesianumerica.net.
Proprio relativamente a questa opera l’archeologia deve ampliare i propri mezzi di indagine acquisendo competenze sui linguaggi del digitale. Cosa sarà di queste opere in futuro? Una Archeologia Contemporanea deve non solo scoprire ma conservare anche le opere di arte digitale. I seguenti link conducono direttamente ai 6 capitoli del poema visivo digitale “Il Miracolo di S. Gennaro” scritto in linguaggio processing:
http://www.poesianumerica.net/poema1/index.html
http://www.poesianumerica.net/poema2/index.html
http://www.poesianumerica.net/poema3/index.html
http://www.poesianumerica.net/poema4/index.html
http://www.poesianumerica.net/poema5/index.html
http://www.poesianumerica.net/poema6/index.html
Lello Masucci