Dove

PERSONAGGI

GUSTAVO il padrone di casa marito di Anna molto grasso        come sua moglie, di circa 55 anni

LILIANA la figlia di Gustavo e Anna

ANNA la padrona di casa moglie di Gustavo

CARLO l’amante di Liliana di professione pittore

LUISA la cameriera

PIERRE l’autista

SPIKER DELLA RADIO

SPIKER DELLA TELEVISIONE

Una struttura metallica a forma di parallelepipedo di mt 4,20 x 4,20 x 2,50, che chiamerò in seguito “la camera” , delimita lo spazio sulla sinistra del palcoscenico. Una delle pareti della struttura è composta da toulle bianco che secondo le circostanze della rappresentazione è immobile o squassata dal vento. Nel suo interno vi è un divano rosso, uno scaletto e un parallelepipedo bianco con su un televisore. Al centro del palcoscenico vi è un tavolo da cucina in legno con tre sedie impagliate e alla destra un letto matrimoniale con capezzale e pediera in ferro battuto. Tra il letto e il tavolo, abbastanza verso il fondo, si intravede un cavalletto da artista con una tela montata sopra. Il fondale del palcoscenico è costituito da un grande schermo su cui vengono proiettati i video.

4 fari dall’alto illuminano a seconda dell’esigenza scenica i quattro punti focali della scena: la camera, il tavolo, il letto, il cavalletto.

01.00

Buio in sala e sul palcoscenico: buio assoluto.

Solo una voce fuori campo che recita. Sullo schermo, in fondo, parte un video con una dissolvenza dal nero alle immagini: Liliana e Gustavo passeggiano con un ombrello aperto come se piovesse. Ma non piove. Si ode il rumore di una forte pioggia con tuoni, improvvisi lampi rischiarano tutto il teatro.

CARLO: Un taglio nel cielo

Pioggia

Acqua sul piperno nero

………………………

L’occhio di bue illumina Carlo che in piedi sulla destra del palcoscenico, davanti al cavalletto, legge dei versi da un brogliaccio consunto.

CARLO: La lametta sul polpastrello

Veloce…

Come il silenzio

Nessun dolore

Rosso

Nell’acqua

Quel pomeriggio

Poche parole

Poi basta

L’occhio di bue si spegne in dissolvenza.

Buio.

Video: Liliana e Gustavo passeggiano in giardino. Liliana parla rivolta a Gustavo. Il labiale non coincide con le parole che con un po’ di riverbero invadono il teatro.

In lontananza la musica di un valzer.

Audio di sottofondo: la pioggia.

LILIANA: Sta zitto

non voglio sentire

il tuo fiato nell’aria.

(pausa)

Resta senza parole

chiuso nel ricordo…

(sottovoce)

Non gridare.

…………………………

Il video si spegne. Buio assoluto, anche in sala.

Senza pietà

attraversa i mari

scende in un profondo blu

e colpisce.

Guardandoti senza emozioni

Senza passione

Come se tutto fosse un gioco.

Il valzer svanisce nel silenzio.

Il palco si illumina lentamante appare la camera. Del toulle svolazza sul lato sinistro. Affianco al divano c’è uno scaletto con in cima un piumino per la polvere. Gustavo, un uomo grasso, con nell’aspetto un non so che di viscido, sta seduto sul divano e legge il giornale. E’ lo stesso personaggio visto nel video, solo molto più grasso a causa di una pancia enorme chiusa in un panciotto a quadri i cui bottoni stanno per staccarsi.

LUISA: (Rivolta al pubblico) Non vorrei essere lui (lo guarda con disgusto) il signor Gustavo. Nemmeno in sogno. Con quelle mani grassocce e sudaticce… e guarda quelle dita, gonfie, lucide di sudore… sembrano wurstel, come le mani che dipinge Carlo. Non le ha mai saputo dipingere le mani… Carlo. Ma non è ipocrita come gli altri pittori che le mani le vanno nascondendo un po’ dovunque. (guarda di nuovo Gustavo che continua a leggere e sembra non si sia accorto di lei) Pure il nome: Gustavo! Sembra avere a che fare con il mangiare. Dev’essere una malattia di famiglia, anche il nonno si chiamava Gustavo e per quanto ne so era grasso, forse più di lui. Ma guarda quel viso… tondo… e al centro quel naso mozzato… e gli occhi a palla con quelle palpebre pesanti e gonfie… e i capelli radi come la peluria di un maiale. (Guarda il pubblico) Un maiale. (guarda di nuovo Gustavo). Un vero maiale. (si avvicina verso il pubblico e abbassando la voce, come per raccontare un segreto) L’altro giorno stavo sulla scala a spolverare i libri, quando sott’occhi, sotto di me… su quel divano, ho visto qualcosa che si muoveva con un ritmo (sospira) cadenzato e continuo. Ho appena mosso la testa e che vedo? Il maiale! Sì proprio lui (lo guarda poi si rivolge di nuovo al pubblico e gridando sottovoce) mi guardava le gambe e si masturbava. (guarda a terra come presa da un moto di profonda vergogna) Il maiale si masturbava senza ritegno! (tradisce un fremito di piacere, poi accorgendosi di questa reazione si guarda attorno come per assicurarsi che nessuno l’abbia vista e rassettandosi il grembiule addosso continua) Mi è venuto un tale schifo! Non ho avuto il coraggio di muovermi. Ho fatto finta di nulla finché non mi sono accorta che aveva finito. Scendendo dalla scala l’ho trovato con i fazzolettini che cercava di pulire il divano. Senza guardarlo sono andata via. Nel bagno ho rimesso… (aggiusta le sedie vicino al tavolo e guarda sott’occhi Gustavo)

GUSTAVO: (tra sé) Ecco Luisa… la puttanella. Anche oggi mi vuole provocare. (guardandola da sopra il giornale che continua a tenere aperto) Finge di mettere a posto gli oggetti. Ecco ha visto lo spolverino. Ora lo prende. Ecco… tra poco sale sulla scala. (con una mano lascia il giornale e coperto da questo traffica sul pantalone) …sta salendo sulla scala… certo per farmi vedere le cosce… hem! Ieri non s’era messa la mutandina… (caccia la lingua come se degustasse un gelato e chiude gli occhi).

Le luci si spengono. Continua il video della passeggiata sotto la pioggia che non c’è. Di nuovo tuoni e scrosci di pioggia.

Improvvisi bagliori di luce illuminano la sala. Musica in lontananza: un vecchio valzer.

L’occhio di bue illumina di nuovo Carlo. Sta dipingendo e parla.

Sul fondo della scena viene lanciato un flash di luce che proietta sullo schermo l’immagine di una nave che affonda.

CARLO: Ho cercato qualcuno

che fosse come un angelo

in mezzo a questo bordello

e mi è scoppiato

il mondo

nella testa.

Ho pianto a dirotto.

…………………………

Acqua,

tanta acqua,

senza meta,

senza storia

senza vita.

Senza…

Mancanza.

Scomparsa. 

Ricordo di chi non c’è più…

Buio assoluto. Fine proiezione. Risate in lontananza che si spengono nel silenzio insieme alle ultime note del valzer.

Silenzio.

Si odono i passi di una donna che sale le scale di un palazzo. Il  rumore dei passi netto e cadenzato si fa sempre più forte. Dopo qualche istante il rumore dei passi si ferma e si sente il tintinnare delle chiavi che entrano nella serratura. Il rumore del chiavistello che scorre e la porta che si apre con qualche cigolìo. Di nuovo passi. Il rumore di un interruttore e la luce si accende. Entrano parlando Carlo e Liliana. Liliana si siede sul divano, mentre  Carlo cammina avanti e indietro molto agitato.

CARLO: Gustavo lo sa?

LILIANA: No. (si siede)

CARLO: Ma Liliana, non hai paura che lo venga a sapere?

LILIANA: Oramai…

CARLO: Liliana no!  (deciso) Liliana non devi avere questo atteggiamento rinunciatario. (Pausa. La guarda come per capire se mai lei nascondesse qualcosa.) Non ti riconosco più. Dov’è finito il tuo entusiasmo?

LILIANA: Dove. Dove… sempre dove. Carlo non lo so…

CARLO: Sarebbe stato meglio non correre nessun rischio. Ma come si faceva in quelle condizioni!

LILIANA: Non si poteva far diversamente. Era inevitabile.

CARLO: Ma comunque, forse, qualcosa si può ancora fare per scongiurare/

LILIANA: (lo guarda incredula) Ma veramente  credi che si possa fare qualcosa?

CARLO: C’è sempre una soluzione ad ogni problema! Penso…

LILIANA: Allora diamoci da fare!

CARLO: Non ti preoccupare io ti sono vicina. Non ti lascerò nemmeno un istante. Dovunque e comunque.

LILIANA: Che caro che sei, (lo accarezza e poi lo guarda intensamente negli occhi) ti amo.

CARLO: Anch’io.

Buio assoluto.

Parte di nuovo il video:

Gustavo e Liliana passeggiano in lontananza in un giardino. 

Dissolvenza della passeggiata di Liliana e Gustavo in un vetro colpito dalla pioggia.

Dissolvenza in un comò con tanti portaritratti  con fotografie.

In fine la foto di un incrociatore da guerra. Si sente la voce di Liliana registrata. Si odono come sottofondo i rumori di una cattiva e vecchia registrazione di un cinegiornale.

LILIANA: Corto circuito del cervello

Non riesco ad andare

Né avanti né indietro

Né avanti nè indietro

sono ferma

Immobile a guardare

Senza vedere

A sentire

Senza capire

Immota

(pausa)

Tuono, pioggia. Nel video il volto di Liliana di profilo su un vetro di un’auto in corsa sotto la pioggia. Sul vetro si riflettono le luci di una strada piena di negozi, vetrine illuminate, insegne al neon. Colori della città sul viso di Liliana solcato da rivoli di pioggia.

Senza speranza

Ferma

in un presente

che non cambia.

Monotono

Sprezzante

Dimentico

Doloroso

Come una nuova ferita

Un punto fermo

Un taglio

Un punto che chiude

Che chiama il silenzio

Che dice basta.

(pausa)

Come un taglio.

(pausa molto lunga)

Il video si spegne.

Buio.

Poi si illumina la camera. Liliana e Carlo parlano tra loro. Liliana è seduta sul divano e Carlo, nervoso passeggia avanti e indietro.

LILIANA: Allora di nuovo saremo disposti a sperare… la speranza è ultima a morire. (piccola pausa) Dicono.

CARLO: (la guarda interrogativo) Non vorrai credere a queste sciocchezze?

LILIANA: Sciocchezze? (diventa pensierosa) Sì forse hai ragione… a che pro la speranza? E’ un futuro anticipato. Dove ci può portare? Meglio guardare la realtà presente e il futuro sentirlo solo come entusiasmo, che è un presente proiettato. (pausa) L’entusiasmo si che è allegro. La speranza è malinconica… triste. Non ti sembra?

CARLO: Devi sempre darti una spiegazione delle cose? (si ferma e si siede accanto a lei) Ma lascia perdere… cosa ti frega della speranza e dove vuoi appoggiare l’entusiasmo? Ma  non ti basta pensare a noi ora, senza aspettarsi nulla. Io quando sono con te non ho il tempo di pensare ad altro che a noi due e quando non sono con te penso solo che voglio stare con te…

LILIANA: (guardandolo intensamente e carezzandogli il viso) Caro amore mio, cosa farei senza di te!

CARLO: Non faresti questi discorsi… probabilmente.

Buio.

Nel video si vedono apparire e scomparire in dissolvenza nel nero i versi:

Dove vanno i pagliacci?

Che Mangiano i pagliacci?

Dove dormono i pagliacci?

Che fanno i pagliacci,

quando non c’è ormai nessuno,

ma proprio nessuno che rida, mamma?

                                                                              Miroslav Holub

Poi si accende la luce e di nuovo in scena Carlo e Liliana.

LILIANA: Hai visto… qualcuno glielo ha detto. Era furioso. Ha distrutto il vaso cinese e quasi ucciso il gatto con un calcio.

CARLO: Vabbè… ma è un’esagerazione. Non può comportarsi così se non sa nemmeno dove.

LILIANA: È vero! Ma tu sai come è fatto, no? Basta già quello che ha saputo per fargli salire la collera, figurati cosa sarebbe successo se avesse saputo dove!

CARLO: Ma tu lo sai dove…

LILIANA: Certo che no! Come faccio a saperlo… nessuno di noi lo sa.

CARLO: Non dovevano dirglielo. Si è commesso un errore. Tutti ora pagheranno…/

LILIANA: Sono di quelle cose che è meglio non sapere. E’ innaturale sapere. (si siede)

CARLO: Comunque ora il danno è fatto.

LILIANA: Sì…

CARLO: …e la cosa che più mi irrita è che non c’è possibilità di rimediare. Ci si deve consolare solo perché non gli è stato detto dove.

Pausa. Qualche attimo di silenzio in cui Liliana guarda Carlo con affetto.

LILIANA: Amore, ora basta, non pensiamoci più. Tanto lo stesso non possiamo fare nulla per cambiare le cose. (pausa, lo guarda e sorride per lenire la tensione del momento) Basta! Pensiamo a noi. Tentiamo almeno noi di non essere travolti dalla stessa/

CARLO: Ma come fai a ragionare così! Non pensi a quel poveretto. Ormai per lui tutto è chiaro… non c’è più mistero… via anche il fascino di procedere nel tempo… cazzo che danno!

LILIANA: E cosa puoi fare?

CARLO: Nulla!

LILIANA: Lo vedi? (sorride di nuovo) Ho ragione io. Dobbiamo pensare a noi… e poi anche noi abbiamo subito/

CARLO: Non ci riesco… Liliana non ci riesco. Non faccio altro che pensarvi. (la guarda fuori di sé per la paura) Come facciamo?

LILIANA: Se lo sapessi…

CARLO: Amore mio (le si siede accanto sul divano), dobbiamo stare uniti. Forse solo così ce la faremo. Hai saputo quello che sta succedendo in città?

LILIANA: Carlo devi smetterla di pensare sempre alla stessa cosa. C’è chi sta peggio di noi/

CARLO: Gustavo!

LILIANA; Sì! Per il momento noi siamo ancora al sicuro.

CARLO: Sì… ma per quanto ancora?

LILIANA: Non lo so… non ci voglio pensare.

Pausa.

Silenzio.

Carlo si alza dal divano e va al cavalletto a dipingere.

LILIANA: Ma non lo odiavi? (improvvisamente seria, quasi sospettosa) Com’è che tanto ti disperi per lui?

CARLO: Non ho mai odiato nessuno. Questo è un sentimento che non mi appartiene.

LILIANA: Ma se me lo hai detto proprio tu/

CARLO: Ma quante cose si dicono e poi in fondo non si pensano veramente! Si dice, si parla… (pausa) …anche in un momento di ira può capitare di dire qualcosa per reazione senza che veramente si pensi in quel modo!

LILIANA: Sarà! Ma a me da quando ti conosco non mi è mai parso che ti fosse nemmeno simpatico.

CARLO: Questo sì. Ma c’è differenza tra antipatia e odio… mi sembra.

LILIANA: Bé comunque dobbiamo decidere dove.

CARLO: Sì dove. E’ una parola! Sembra facile. Dove. Bò…

Buio. Si illumina il tavolo al centro della scena. Anna è seduta e scrive. Sta facendo i conti di casa. Accanto a lei una bugia con una candela accesa.

ANNA: Dieci centesimi per il garzone che mi ha portato la spesa ieri. Tutto trenta euro. (rimane per un momento pensierosa, con la matita tra le labbra e gli occhi rivolti al cielo) Troppi trenta euro al giorno per mangiare. La vita è diventata impossibile. Il macellaio… ormai il conto è giunto a trecento euro… meno male che è il conto di due mesi. Ma la spesa per il salumiere è troppo alta. Mille euro in un mese… ma che cazzo abbiamo mangiato. Sicuramente ci deruba. (Rimane per pualche secondo pensierosa) Gustavo mangia troppo. Sta diventando una palla enorme, non come me che comunque faccio ginnastica…ogni mattina. (guarda i conti) dieci euro per Luisa. E perché? (rimane per un po’ pensierosa) Già l’abbonamento per il bus. Non è voluta stare in casa con noi perché ha la mamma vecchia a casa. Certo mancava solo che facessimo venire anche la mamma. Un ospizio questa casa. Un ospizio di vecchi. Per questo bastiamo già noi. Si spende troppo, come devo farlo capire a Gustavo? Non vuole sapere nulla: il vino e ne beve molto e di quello buono che costa, e la pasta ne mangia tanta, di quella fatta con la trafila di bronzo e grano duro, che costa di più. La carne solo bistecche alla fiorentina: mezzo chilo di carne solo per lui. Mi guarda e dice: (facendo l’imitazione di Gustavo) “ma vedi quanto sono grande, devo pur mangiare per poter portare avanti questi centoventi chili!”. È diventato un armadio. Quando viene a letto la rete si sconquassa, soffre, lo sento… in tutti quei cigolìi che emette c’è sofferenza. Sono lamentele. Più ingrassa, più pesa e più mangia perché se no, dice, come fa a muoversi. Sta preparandosi la tomba. Povero lui. Ma intanto noi andiamo pezzenti. Il pesce, solo quello di mare. Il più costoso: spigole, orate, pezzogne, aragoste… povera me. Sto andando verso una vecchiaia senza soldi. Tutta colpa sua. Lo amassi. Ma è già da tempo che non l’amo più. E poi perché amarlo visto che lui non mi degna nemmeno di uno sguardo. Eppure sono ancora piacente. Il macellaio quando vado nel suo negozio, di rado, ci vado molto di rado, ma quando ci vado mi fa la corte. Non fa altro che dire bella signora, cosa diamo oggi a questa bella signora! Solo lui non s’accorge di me. È praticamente invecchiato di colpo. Troppo vino e troppo cibo. Ormai per lui esiste solo questo. Mangiare. Mangiare e bere. Bere e mangiare. E il mondo è tutto lì. Quaranta euro per il parrucchiere: la tinta devo farla almeno una volta ogni quindici giorni. (toccandosi i capelli e cercando di guardarli) Ho una crescita giovanile dei miei capelli. Franco, il parrucchiere, manco li taglia che già, dopo pochi giorni ricrescono di tre centimetri. Quattrocento euro. Quattrocento euro? Per cosa questa spesa? Quattrocento euro? (si alza, prende la candela ed esce di scena) Gustavo. Gustavo!

La voce di Liliana fuori campo e come se venisse da lontano con un leggero riverbero.

LILIANA: E metto un punto

Che per me è tutto il mondo

Ma che non contiene niente

Un punto nero che scivola

Dal foglio

Si sente il rumore come di una biglia di vetro che rimbalza sul pavimento e poi vi rotola.

Per rimbalzare

Rumorosamente

in scena

come una piccola pallina nera

Scivola scivola

Sci-vo-la.

Poggio gli occhi sul foglio

e vedo acqua

scorrere tra le parole

Si accende un video: un foglio su cui sono scritte le parole dette da Liliana è poggiato sull’acqua e l’inchiostro della scrittura si scioglie in una serie di macchie rendendo illegibile la scrittura.

L’inchiostro si perde

In macchie senza senso

Su un umido

foglio bianco

fili di rame

conducono ultimi

schizzi elettrici

verso una linea di grafite.

Nel video di nuovo il vetro con la pioggia che lo bagna e lo solca, ma questa volta è il vetro di un treno. La voce di Carlo fuori campo.

CARLO: E’ una crudeltà

…………………………………………

Corre

Verso il basso

Giù…

fuori del vetro

Sulle mie scarpe

Una

Due

Tre

Quattro

Tante

……………………………………………

Mille gocce

A terra un lago

L’acqua che sale

Lungo le mie gambe

E lungo il ricordo

di mio padre

Alla cintola

Bagna

I capezzoli

E al collo 

di mio padre

Solo mezza testa

Esce dall’acqua

E sembra un’isola

Il video si spegne. Buio completo in sala. Le righe seguenti sono registrate in modo che ciascuna venga sentita da diversi diffusori sparsi nel teatro. Il suono del mare è di sottofondo in tutta la sala.

Nel mare

Lo scoppio di un siluro

Un’isola dove gli alberi

Tutto salta in aria

Sono senza tronchi

Pezzi galleggiano sull’acqua

E le rocce sono molli

Macchie di sangue

Come la pelle

Brandelli di corpi sparsi sull’acqua.

Si accendono lentamente le luci e riappare la camera. Gustavo sta sempre seduto sul divano a leggere il giornale. Anna è seduta su una sedia accanto al tavolo. Il televisore acceso trasmette il telegiornale. La voce dello spiker è sottofondo sonoro della scena.

TELEVISORE Al 17° giorno di scontri nella striscia di Gaza, fonti mediche  riferiscono che il bilancio dei palestinesi morti ha superato 900  persone, tra cui 280 bambini, quasi quattromila feriti. Intanto si continua a combattere: l’esercito israeliano ha raggiunto  Gaza City e all’alba ha raggiunto il quartiere di Shwukh Ajlin. E’  stato rinviato il viaggio al Cairo di oggi di Amos Gilad,  consigliere politico e diplomatico del ministro della Difesa Ehud  Barak, per discutere di un cessate il fuoco a Gaza. Stamani Hamas ha  ripreso i tiri di razzi su Israele.
E il ministro degli Esteri sarà nei prossimi giorni, entro il fine settimana, in missione in Medio Oriente dove avrà contatti con i leader della regione sulla crisi di Gaza. Ad annunciarlo è stato proprio il titolare della Farnesina conversando con i giornalisti a Zagabria e specificando che farà tappa anche a Damasco, in Siria, oltre che probabilmente in Egitto, in Israele e nei Territori palestinesi.

ANNA: Allora viene oggi?

GUSTAVO     Sì! … così mi ha detto (la guarda e poi torna a   leggere)

ANNA ……………… (lo guarda mentre lui noncurante continua a leggere il giornale)

GUSTAVO (senza guardarla) …per telefono.

ANNA Non sai da dove?

GUSTAVO Ma che importanza ha?/

ANNA: Hai detto a Luisa di preparare la stanza?

GUSTAVO: Sì. Gliel’ho detto stamattina.

ANNA: Forse è meglio che verifichi… sai… Luisa…

GUSTAVO; (guardandola) Luisa?

ANNA: E… Luisa è un po’ distratta…

GUSTAVO: Cosa vuoi dire.

ANNA: Che potrebbe aver dimenticato…

GUSTAVO: (Distratto e continuando a leggere il giornale) Ma se gliel’ho detto proprio stamattina!

ANNA Se sei sicuro tu!… (pausa) Ma forse è meglio se verifichi.

GUSTAVO: Ma quanti dubbi. (spazientito posa il giornale sul divano) Va bene…(alzandosi con grande sforzo) Vado a vedere. (esce)

Silenzio. Anna continua a scrivere i suoi conti. Il telegiornale è finito e si odono pubblicità varie.  Dopo poco rientra Gustavo.

TELEVISORE:  Quando vi abbiamo chiesto di scegliere il numero uno tra i prodotti per i vostri capelli avete scelto e votato a centinaia di centinaia… Per fortuna le patate le comprano le donne… sono le migliori… non rinunciare al piacere della tavola, consuma la barretta al buon sapore di cioccolato…

GUSTAVO: Avevi ragione è tutto come sta’ mattina. Non ha fatto nulla.

ANNA: Che ti dicevo, devi starle dietro dietro.

GUSTAVO: (Mentre si risiede sul divano e afferra di nuovo il giornale) Dietro dietro?

ANNA: Sì dietro dietro. Ad ogni passo controllare. Poi non è colpa sua… si distrae povera figlia… corre dietro quei suoi pensieri… si dimentica…

GUSTAVO: Dietro quali pensieri?

Entra Luisa con in mano il piumino della polvere.

ANNA: Eccoti a proposito/

GUSTAVO: (Tra sé) …quando parli del diavolo spuntano le corna!

Luisa li guarda stupiti.

LUISA: Che c’è? Qualcosa che non và?

ANNA: Liliana!

LUISA: Liliana? (li guarda ancora più stupiti) Liliana non va?… Cosa significa?

GUSTAVO: Oggi viene Liliana!

LUISA: Bé!?!

ANNA: Gustavo non te l’ha detto… stamattina?

LUISA: No! Perché me l’avrebbe dovuto dire?

ANNA: Lui ha detto che te l’ha detto.

LUISA: Veramente non mi ha detto nulla! (guarda Gustavo irritata)

ANNA: Gustavo allora?

GUSTAVO: Allora niente. (bruscamente nei confronti di Luisa) Su và… và a preparare la camera a Liliana!

Luisa esce un po’ contrariata.

GUSTAVO: (gridando verso il lato dove è uscita Luisa) Fa presto che è già tardi!

ANNA: Non glielo avevi detto… dunque.

GUSTAVO: Dunque?

ANNA: (accorgendosi che si sta arrabbiando) Dunque nulla…

Le luci si spengono e il palcoscenico piomba nel buio.

Il televisore continua a trasmettere un nuovo telegiornale, ma l’audio è disturbato, vi sono interferenze. La voce dello speaker è come se fosse molto lontana.

TELEVISORE: E questa sera il tg sarà quasi interamente dedicato alla situazione di Gaza, per dare visibilità a una guerra per lo più invisibile.
Ci collegheremo in diretta con la nostra inviata, al confine tra Israele e la Striscia di Gaza, che ci parlerà di un’altra giornata di guerra, dell’emergenza umanitaria e dei morti, tanti, troppi. Poi parleremo del tema delle armi usate da Israele, come le bombe al fosforo bianco e le nuove Dime (Dense Inert Metal Explosive) che causano un’esplosione radioattiva, con conseguenze devastanti sulla salute..
Dal Cairo, il nostro inviato ci aggiornerà sulle manovre della diplomazia, dopo che Israele ha rinviato il viaggio in Egitto per discutere il cessate il fuoco a Gaza.
Infine in collegamento da New York, seguiremo le reazioni americane al conflitto israelo-palestinese.
E poi, la guerra e i media: come giornali, tv e siti italiani e stranieri raccontano la guerra, nonostante l’invalicabilità dei confini di Gaza.

Voce fuori campo di Carlo. Leggero riverbero.

CARLO: Un grigio pensiero debole

mi scorre vagabondo nelle vene

Senza un indirizzo

Senza speranza

Un pezzo di merda

65 x metroquadrato

………………………

Vedo cadere dalle scale

I pensieri storti

Morti capovolti

Appuntiti senza storia

Avanti in un ricordo

Rimbalzare sulle note

Di una musica

Senza suoni e senza silenzi

Tagliente come i rasoi

Di vecchi barbieri

E i colori di Kandinskij

… i suoi angeli.

Nel video si vede un giardino e una coppia che lo attraversa. In lontananza le note di un valzer. Dissolvenza del video con la camera. Gustavo è sempre seduto sul divano a leggere il suo giornale. Seduta accanto a lui, Anna legge un libro. Un televisore acceso manda bagliori e in sottofondo le parole di un telegiornale. Il video si spegne e le luci illuminano la camera dove i due hanno la stessa posizione che avevano nel video.

TELEVISORE: Per ascoltare le voci della guerra di Gaza, siamo andati in Giordania nell’ospedale militare di Amman. Sono ricoverati i palestinesi feriti durante la prima fase del conflitto. Nei loro occhi ancora la paura, la paura delle bombe israeliane, ma anche quelle dei miliziani di Hamas che lanciano i razzi tra le loro case. In questo ospedale sono ricoverate 8 persone: due nel reparto di terapia intensiva con fratture agli arti, alla schiena, ferite di vario genere. I medici militari ci ospitano ma non parlano. A parlare sono loro i feriti: “La mia casa è distrutta… mia sorella ha perso quattro bambini. – dice Mohamed – Abbiamo perso le case e anche i miei vicini hanno perso tutto!” Tra le corsie c’è anche chi non vuole parlare, non vuole ricordare quei momenti. Altri invece sono un fiume in piena: “Non si può descrivere cosa sta succedendo a Gaza, neanche agli animali viene fatto tanto!”. Abraim è illeso, è qui in Giordania per assistere il padre che è ferito alla schiena…

ANNA: Ha detto che verrà domani!

GUSTAVO: ……………………………… (ascolta senza guardarla)

ANNA: E’ sempre indecisa… povera figlia con tutto quello che ha passato. (guarda Gustavo che imperterrito continua a leggere). Insensibile. (irritata) Sei insensibile! Lo diceva mia madre: quello non fa per te, quello pensa solo a se stesso… e non finisco la frase…

GUSTAVO: Perché non finisci la frase?

ANNA: Come perché… per decenza… per non offenderti… ancora…

GUSTAVO: Sai  che quando parli di tua madre non mi offendo per quello che diceva di me. Lei non ha mai saputo quello che tutti dicevano di lei.

ANNA: Che vuoi dire?

GUSTAVO: Nulla… ne più né meno ciò che ho detto…

ANNA: Certe volte non ti capisco… Ma che male ti ha fatto mia madre.

GUSTAVO: Nulla. Tua madre mi è sempre sembrata un trombone sfiatato. Le sue parole non hanno avuto per me mai senso e tanto meno significato. E’ per questo che ho potuto sopportarla qui in casa mia finché è vissuta.

ANNA: Sei veramente impossibile… sì impossibile proprio come diceva mamma. (Lo guarda con odio) sei impossibile!

GUSTAVO: Guarda che succede in palestina… (indica il televisore)

ANNA: Ma che mi frega della Palestina! (Si alza stizzita prende il libro che aveva posato sul divano ed esce).

GUSTAVO: Ma possibile che le donne debbano sempre rendere la vita difficile. Non si rende conto che nonostante sia invecchiata le sto ancora accanto!

Buio.

Silenzio.

I rumori di un cortile di una casa popolare. Un bambino che piange. Il rumore di un ciabattino che con il martello risuola le scarpe. Ancora la voce di Carlo fuori campo. Riverbero.

CARLO Linea di grafite

Nero su foglio

Briciole di nero

Tutt’intorno

Nel video una ripresa dei tetti della città. Il rumore del mare come sottofondo. Diventa sempre più percepibile e infine sembra il rumore di un fiume.

E le parole

Girare nella rete

Tra un desktop

E un hard disk

Una manciata di pixel

Impazziti

Entrano saporiti nel sangue

Nelle vene

…mentre i tetti della città si dissolvono nel nero.

Buio.

E a nulla vale

Tutto quel pregare

Quel contare notturno

Per ritrovare un me

Ormai sepolto

e appena decifrabile

nel ricordo:

DOVE

Si illumina la zona del cavalletto e la camera.

Carlo sta dipingendo, mentre Liliana è seduta al divano, lo sta guardando lavorare. Non si vede ciò che Carlo dipinge. Improvvisamente entra l’autista Pierre.

PIERRE: Signori l’auto è pronta.

CARLO: Bene Pierre! Puoi rimetterla in garage. Non ci serve più… oggi… forse domani…

PIERRE: Come comanda il signore. Domani sempre la Limousine?

LILIANA: No! Pierre. Se partiamo prendiamo la decappottabile, fa questo caldo (poi rivolta a Carlo) n’è vero, caro?

CARLO: …………

LILIANA: Caro… mi senti?

CARLO: (come se si destasse da un sogno) Sì… cara… ero distratto, la linea di questo braccio non mi sembra naturale.

LILIANA: (si alza e va a vedere) Ma nooo… caro. È proprio il mio braccio! (lo mostra) Guarda!

CARLO: Ma no, cara, il tuo braccio è bellissimo, perfetto… (guarda il quadro) mentre questo sembra innanzitutto non aver vita. Sembra mollo,  un tubo! (si sofferma pensieroso a quardare il quadro) È innaturale. Sembra non essere al suo posto. Come se avessi sbagliato dove metterlo… (la guarda)  il braccio…

PIERRE: Allora la cabriolet! Per domani preparo la cabriolet?

LILIANA: Ma caro, questo braccio è fatto così bene, sembra vero, lo si può toccare e sentire il calore della carne! L’hai messo al posto giusto.

CARLO: Davvero dici?

LILIANA: Certo! Non vedi… (si leva loa camicetta per mostrare meglio il braccio)

PIERRE: Scusate signori/

CARLO: Ma forse hai ragione. (guarda con maggiore attenzione) ma forse la mano. Queste dita…

LILIANA: Che hanno le dita?

CARLO:. (sottovoce) Anche a me. 

LILIANA: Ma quando mai. E’ la posizione della mano che dà questa impressione.

PIERRE: Ma quando mai… sono proprio wurstel!

LILIANA: Pierre, hai detto qualcosa?

PIERRE: No… volevo/

CARLO: Sarà… ma a me sembrano proprio wurstel. Manca proprio la sagoma delle dita! Sono proprio un cane a dipingere! Altro che artista!

PIERRE: Proprio così… Mi scusino, signori, allora per domani/

CARLO: Per domani, Pierre… domani è un altro giorno! Domani vedremo.

PIERRE: Posso andare?

LILIANA: Ma guarda Carlo, più le guardo queste mani è più mi sembra di conoscerle. Ma non ricordo… Comunque questa sensazione di averle già viste non mi verrebbe se esse non mi apparissero come mani. Se non le vedessi come naturali… voglio dire…

CARLO: Cara Liliana, vuoi a tutti i costi difendere questo povero e sventurato artista?

PIERRE: Posso

LILIANA: Ma che dici! Se sono sempre stata io la maggiore critica dei tuoi quadri!

PIERRE: Signori

CARLO: (rivolto a Liliana) Tu non vuoi ferirmi. Ma pure la tua critica non mi ha mai voluto ferire. Sei troppo buona con me e il mio lavoro.

PIERRE: (sottovoce) A me sembra il tubo di scappamento di un’utilitaria, altro che braccio…

LILIANA: (rivolta a Pierre) Hai detto qualcosa?

PIERRE: No. Signora, vorrei solo sapere se posso andare.

CARLO: (senza proprio badare a Pierre e rivolgendosi a Liliana) cara mi ami tanto da non avere il coraggio di dirmi che questo braccio fa schifo! (le si avvicina e la aiuta a stendersi sul letto)

LILIANA: (lo guarda negli occhi rapita) Amore! (lo prende per un braccio e lo trasina su di lei)

I due, noncuranti della presenza di Pierre, cominciano a fare l’amore. Buio.

Si accende un video: sono in auto con Pierre che guida. Carlo e Liliana che amoreggiano sul sedile posteriore. Di tanto in tanto si nota che Pierre li guarda. I due non sembrano infastiditi, anzi agli sguardi di Pierre accentuano il loro comportamento amoroso. Le parole di Carlo chiudono,  fuori campo, il video.

CARLO: Dove il suono

vuole ricordare di essere

forse parola,

una immagine dimenticata

Lasciata nella ruggine del tempo

Nel portone di un testo

Senza senso

Senza autore

DOVE.

Si riaccende la luce sul palcoscenico e nella camera appare un letto matimoniale. A letto sono Anna e Gustavo. Lei sta struccandosi. Ha in mano uno specchietto che cerca di poggiare sul lenzuolo e che di tanto in tanto scivola rendendola sempre più nervosa. Lui come al solito legge il giornale.

ANNA: Chissà dove avverrà?

GUSTAVO: ………………………

ANNA: (guardandolo con odio) Chissà dove avverrà??

GUSTAVO: Cosa?

ANNA: Non mi stai mai a sentire. Sempre con quel giornale tra le mani. La mia vita è diventata una cosa piatta senza speranza. Tu non mi dai più nulla, nulla! Qualche giorno di questi… anzi una mattina d’improvviso faccio la valigia e me ne vado. Così non mi vedrai più…

GUSTAVO: …………………(non risponde e continua a leggere)

ANNA: Ma che cazzo (gli strappa il giornale da mano) e vuoi smetterla un momento!

GUSTAVO: …………………(si ficca sotto le coperte e spegne la luce)

Buio.

ANNA …leggi sempre non fai altro che leggere sempre nella biblioteca tutta la giornata a fare che?.. ma dove vuoi arrivare dove dove dove… (mano mano il volume sempre più basso e l’eco sempre con maggior riverbero)

Buio.

CARLO In un calamaio

d’inchiostro nero

si nascondono le parole

quelle che non hanno

il coraggio di nascere

di diventare scrittura

per forse significare

Comunicare

Ricordare

Parlare

Riferire

Raccontare

Per lasciare una traccia

su un foglio bianco.

……………………

Senza peccato.

Silenzio e buio per 30 lunghi secondi. Già dal quindicesimo secondo impercettibile il ticchettio di una sveglia si fa sempre più forte.

CARLO: È sangue perso.

È un taglio sulla lingua.

Lecca la lama

con avidità

Per capire il sapore del dolore

Per sentirlo scorrere in bocca

Come tanti scarabocchi

Si muovono

sul fondo

del rumore del mio corpo

C’è un silenzio

nel dolore del taglio

E il suo sapore

è rosso come il sangue.

La sveglia suona.

Gustavo accende la luce. Si mette in posizione seduta senza scendere dal letto. Prende la sveglia e preme il tasto per fermare il trillo. Poi si alza dal letto. Si stropiccia gli occhi e stende le braccia accompagnando questi gesti con un rumoroso sbadiglio. Si accorge che Anna già non c’è più al suo posto.Si gratta con veemenza la testa. Va dietro le quinte. Si sente un rumore di fontana aperta. Poi il rumore della doccia. Parte la musica di una canzone: è la radio che Gustavo accende tutte le mattine quando va in bagno. Si sente il rumore del cambiamento di programma. Poi una voce.

Dissolvenza lenta nel buio.

RADIO In questo mondo in cui la corsa al consumo ha creato un disastro ambientale di proporzioni enormi, l’uomo cerca di ammutolire, di intontire la propria coscienza, per non soffrire. Una falsa ricerca della felicità. Un traguardo effimero… qui dove il male si concretizza nella spinta verso un entusiasmo per la vita e diventa per questo l’unica strada visibile da percorrere, qui nasce un nuovo uomo… un uomo capace di vivere in un mondo in cui la condizione ambientale è disastrosa e disumana.

I ghiacciai si sono sciolti facendo alzare il livello del mare. Nella nostra città il lungomare è invaso dalle acque che hanno raggiunto il 2° piano delle abitazioni. Non si esce più a piedi dalle case in questo quartiere, ma a nuoto. Molti non escono nemmeno… specialmente gli anziani. I vecchi sono già morti. L’umido è al 99% per cui l’aria, si fa per dire, sarebbe già irrespirabile se fosse pulita, ma l’inquinamento atmosferico ha prodotto la quasi totale scomparsa dell’ossigeno. La gente muore soffocata nelle case, nell’acqua… per strada là dove l’acqua del mare non è ancora riuscita ad arrivare. Lo scenario è devastato e devastante. Un sentimento di precarietà investe tutte le coscienze. Il cielo è un ammasso grigio sporco che dà alle acque un colore scuro, malato, fetido… Nella nostra città non funziona più né la comunicazione, né l’energia elettrica e la mancanza di ossigeno non permette di accendere il fuoco. Di tanto in tanto si ode uno scoppio e si vedono delle scintille con un poco di fumo nero… indicano un ulteriore cavo elettrico divenuto inservibile. Il freddo umido miete vittime. Specie di notte si sentono i lamenti di bambini e neonati che piangono e gridano per la loro anticipata morte. Non c’è più nemmeno la speranza. La disperazione ha tanto preso tutti che le ragazze incinte si affacciano ai balconi e pisciano di sotto i corpi fetidi dei loro figli… nell’acqua putrida che ha invaso le vie della città.

(pausa)

Sull’acqua frammista a quelle delle fecali ormai inondate e scoppiate, cadaveri e feti galleggiano senza ritegno… spudoratamente, testimoni di abbandoni e omicidi senza rimorso. La morte. La morte s’è fatta un corpo e la si vede  percorrere le strade, affacciarsi ai balconi con quel suo viso bianco emaciato, scheletrico e i suoi capelli di stoppa, il suo sorriso beffardo e freddo e il suo alito puzzolente. La si vede, c’è chi parla con lei non solo perché ha perso la ragione. L’aria puzza di carogne e di merda, ma ormai nessuno se ne accorge più. Le capacità di adattamento messe a dura prova stanno dando risultati in alcuni esseri che già non possono più chiamarsi umani. Sono una nuova razza animale. Il corpo si è completamente scisso dalla mente e dallo spirito.

Per la città sono andate a ruba le bombole ad ossigeno per subaquei. Gli ospedali sono diventati costruzioni deserte e senza vita: lazzaretti colmi solo di cadaveri. Un silenzio come quello del camposanto è sceso da qualche tempo sulla città, facendoci rimpiangere il rumore melodioso del traffico. Non c’è più ragione di credere che esista un Dio… un Dio non potrebbe permettere tutto questo. Non si può pensare più di avere una fede. Non c’è più spazio per una morale. Non c’è più necessità di arte e religione. A pregare non ci sono più nemmeno i vecchi che preferiscono conservare il fiato per sopravvivere il più possibile… nonostante queste condizioni… stranamente, nessuno vuole morire. Sembra quasi che una volontà superiore spinga molti, non tutti, a tentare di vivere a qualsiasi costo, compiendo qualsiasi efferatezza, contro ogni umanità. Altri invece, in preda ad un panico smisurato, si fanno saltare il cervello con un colpo di pistola o si recidono le vene con coltelli e rasoi. Tagli definitivi, salvifici. Altri ancora corrono disperati a rubare l’ultimo respiro di chi è in coma, anche un attimo prima della morte. Quel respiro ormai freddo e senza vita risulta comunque migliore dell’aria circostante perché aria filtrata… dai polmoni del morente. Fiumi di sangue scorrono nelle acque che hanno invaso le strade, colorandole di un rosso sporco. In giro c’è un odore di escrementi misto a sangue che non riesce a raggrumarsi e diventa nero senza indurirsi. Un fiume di melena. Non c’è più nulla da mangiare. Gli uomini ormai non sono più né cittadini, né abitanti; si divorano tra loro e spesso mangiano i cadaveri trovati galleggianti sulle acque. Siamo perduti. Siamo finiti.

Ieri si è visto un bimbo, nudo, sozzo, le mani nere e puzzolenti, mangiare e rosicchiare il piede della sorellina morta. Aveva gli occhi rossi e pieni di soddisfazione, la stessa che tanti anni fa avevano i poveri affamati quando entravano alla Caritas.

Lentamente la luce illumina la camera.

Gustavo esce dal bagno con addosso un accappatoio. Guarda il pubblico, poi si gira e scompare dietro le quinte.

Buio.

CARLO: Una piccola testa compare nel calamaio

l’inchiostro scorre sul suo viso

sembra il viso di una bambola

Antica e piccola

Come il tuo piede

Sopra la punta del campanile

Volano alcuni uccelli

Neri

Come macchie

di ansia

L’inchiostro

Su pietre di tufo

Polvere gialla

Giallo Napoli.

Buio e silenzio per 30”. Poi un respiro ansimante di fondo.

LILIANA Senza respiro

Ti ho aspettato

Tutta la notte

E poi non vedendoti

Ho chiuso gli occhi

Sotto il battito di macchie d’inchiostro

Due uomini pregano su una pietra

In ginocchio

Su un fazzoletto di pensieri

Che scorrono veloci

DOVE….

E per quanto

Ti precipiti

Ad afferrarli

Sfuggono tra le mani

E scompaiono

Inghiottiti

Dal passato.

A nulla vale

Infilarvi le dita

Vederle sporche di nero

Non è inchiostro

Sono parole d’aria

Che pur sporcando

le mani

le mie mani

Non possono più esser prese.

…………………………………………………………

Si accende la luce nella camera. Luisa e Carlo stanno parlando. Carlo è intento a dipingere, mentre Luisa sta mettendo in ordine la tavola.

CARLO: Dove?

LUISA: Tu lo sai?

CARLO: A me ha detto che era una cosa intima.

LUISA: Intima?

CARLO: Sì, così ha detto.

LUISA: Sei sicuro?

CARLO: Perché?

LUISA: Perché so che si trattava di un fatto pubblico.

CARLO: Davvero?

LUISA: Sì.

CARLO: Da chi l’hai saputo?

LUISA: Bé… ora non mi ricordo chi me l’ha detto ma… ma di una cosa sono certa che non si tratta di una cosa intima.

CARLO: Ma è così riservata… come può mettere in pubblico/

LUISA: Si può! Specialmente se sei un artista.

CARLO: Luisa… Ma perché è un artista?

LUISA: Ma allora non sai nulla?!

CARLO: E dimmi… dimmi… dove…

LUISA: Questo non lo so.

CARLO: Sai tutto e non sai questo? Luisa, tu non vuoi dirmelo!

LUISA: So tutto… io non so niente, so solo che si tratta di un comportamento…

CARLO: Un che???

LUISA: Un comportamento.

CARLO: Un comportamento?

LUISA: Sì, un comportamento.

CARLO: Ma che vuol dire.

LUISA: Non sai cos’è un comportamento?

CARLO: Certo che lo so! Ma la parola è così generica…

LUISA: Ma così si chiamano certi avvenimenti… che so io… è una ricerca. Così diceva ieri la signora parlando al telefono.

CARLO: Ricerca?

LUISA: Sì ricerca.

CARLO: …e ricerca di cosa?

LUISA: Non lo so.

Segue silenzio. I due continuano il loro lavoro in silenzio. Di tanto in tanto si guardano sott’occhi, come chi cerca di guardare, nascosto, per scoprire il mistero che l’altro cela.

CARLO: Vorrei proprio sapere dove.

LUISA: Ma dove cosa?

CARLO: Come cosa.

Di nuovo silenzio.

CARLO: … E Gustavo lo sa?

LUISA: No!

CARLO: Cazzo, sai che succede quando verrà a saperlo.

LUISA: E perché dovrebbe saperlo? Basta non dirglielo.

CARLO: Fai presto a dirlo e i giornali?

LUISA: I giornali?

CARLO: Sì, i giornali, per non parlare della televisione…

LUISA: La televisione?

CARLO: Sì, la televisione.

LUISA: Ma allora è un guaio grosso!

CARLO: A me non sembra.

CLUISA: Come non sembra…

CARLO: Non sembra!

LUISA: (molto meravigliata) Non sembra?

CARLO: Per me se uno fa una cosa, la fa per farla vedere. O secondo te ci si chiude in una stanza, si chiudono le finestre, si spegne la luce e poi si fa una cosa. Senza che nessuno ti veda, meglio se non ti vedi nemmeno tu!

LUISA: Ma non dico questo, ma almeno un po’ di pudore! Diamine!

CARLO: Pudore? Ma quando mai ne ha avuto di pudore. (la guarda sospettoso) A te risulta?

LUISA: A me non risulta.

CARLO: Lo vedi?

LUISA: Si però si deve pur cominciare un giorno…

CARLO: Ma non è questo il caso né la persona.

Sopraggiunge Gustavo.

I due improvvisamente ammutoliscono facendo, non volendo, insospettire il padrone di casa. Che li guarda cercando di capire dal loro viso cosa stessero dicendo di così segreto da farli improvvisamente tacere al suo apparire.

GUSTAVO: Avete visto Anna?

(in coro Carlo e Luisa)

CARLO: No!

LUISA: No!

GUSTAVO: Cazzo quando la cerco non c’è mai! (esce deciso)

CARLO: Figurati se sapesse.

LUISA: Bé, certo scoppierebbe veramente un pandemonio!

Buio

01.01

Si accende il faro che illumina la camera

Liliana è seduta sul divano rosso e legge.

LILIANA: In punta di piedi

Su un pavimento

Lastricato di frammenti di vetro

Lasciando

Impronte di sangue

Procedo

Attraverso

Il tempo

Doloroso

E allegro

Lento

E veloce

Tagliando i pensieri

Sporcandomi

di concetti

Lavandomi

gli occhi

nel ruscello

delle immagini

impossibili

Bisogna mantenere alto

Lo stato di infiammazione

Dell’anima

Un fuoco blu

Come la fiamma del metano

Dentro un pensiero

Guardandomi

In sogno

Scoperto

Persa è la maschera

Sentendo rimbalzare

Una verità

Vera

Contro il muro

Slanci sempre più stanchi

Un pantano

di immagini perdute

inzacchera

i pensieri

in questo presente

Immoto

Irrisolto

Grondante ricordi

come sudore

Senza un oltre

Per non farsi ferire

dalla giovinezza

Trascinata

Mentre tutto cambia

Senza essere piperno

Uno specchio

mi parla di me

Oggi

E il mio sguardo

Di ieri

Col peso del tempo

scivola su una lama

Affilata

Lasciando una scia di sangue

Sulla timeline della vita

Digitale

Un tempo di immagini

Digitale

Veloce striscia

Digitale

Attraversa una finestra

Dell’anima…

Buio in dissolvenza.

Si illumina la camera.

Nella stanza Luisa è sulla scala e leva la polvere dai libri. Seduto sul divano Gustavo, coprendosi con il giornale, le guarda le gambe e si masturba. Alle parole di Luisa risponde con monosillabi che tradiscono la sua eccitazione.

LUISA: Ieri mi trovavo nel pullman. Tornavo da casa di mamma… sa, la casa di mamma è dall’altra parte della città. Ci vuole un bel po’ per giungere qui. Io spesso mi porto un libro… e sia per la distanza che per il traffico il pullman in certi momenti è di una lentezza estenuante… beh riesco a leggere anche 30-40 pagine. Ieri nella fretta, avevo paura di perdere il pullman… sa ne passa uno ogni due ore, sarei arrivata qui in ritardo… dunque nella fretta ho dimenticato il mio libro… cioè il vostro… insomma quello che mi avete prestato qualche giorno fa. (Si gira dall’alto della scala e lo guarda, Gustavo ha un sussulto) Ricordate?

GUSTAVO: Sì.

LUISA: Bé, mancavano una trentina di pagine per finirlo. Sa da mia madre leggo tutto il giorno, mi rilasso. (breve pausa) Che nervi! Me ne sono accorta solo quando mi sono seduta nel pullman. Non potevo far più nulla. Ho pensato: beh lo riprenderò mercoledì prossimo quando ritornerò da mia madre. Ma mi dispiaceva non sapere dove i due amanti si sarebbero incontrati. Mentre pensavo dispiaciuta a queste cose, sa che ho visto?

GUSTAVO: No! Non lo so.

LUISA: Ho visto una ragazza con un ragazzo che parlavano animatamente qualche sedile più avanti. Capisce?

GUSTAVO: Cosa… cosa dovrei capire.

LUISA: Due ragazzi come quelli del romanzo che stavo leggendo. Vede signor Gustavo/

GUSTAVO: Vedo vedo…

LUISA: ho cominciato ad immaginare che quei due fossero i protagonisti della storia del libro. Capisce?!

GUSTAVO: Capisco capisco…

LUISA: Bene, come d’incanto ho cominciato a vederli camminare per strada, poi nella periferia della città, poi su un prato mentre alle loro spalle la città con i suoi palazzi diventava sempre più piccola e lontana, infine eccoli in un bosco. Si fa notte. Viene su un freddo cane. Trovano rifugio in una grotta. Lui accende il fuoco. Si riscaldano e fanno l’amore…

GUSTAVO: Che belloooo…

LUISA: Piace anche a lei vero?Una storia d’amore eccezionale. Mi sono destata al capolinea. Il tempo mi è passato senza accorgermene. Come se avessi letto un libro… anzi meglio. Ma poi mi è venuta in mente che avevo rubato la vita a quei due ragazzi, chi sa chi erano. La loro storia certamente non era quella che ho immaginato io. Poi ho pensato che in fondo li avevo fatto vivere una piccola storia nel mio pensiero… in un altro mondo… in un altro spazio, così per dire uno spazio mentale… non le sembra una cosa straordinaria?

Si spengono le luci.

Corre un video di persone che camminano, di auto che attraversano la città.

CARLO: Buio

Ma dove sei?

Come sei?

Ma veramente

Ci sei?

Per noi

Perduti viandanti

Di una timeline…

………………………………………………………

Il database dei ricordi

Chiude in una manciata di megabyte

Tutte le nostre parole

I pensieri

Gli amori

Gli odii

I peccati

I delitti

Tutto il bene e il male

Del mondo

In una chat

Una certezza

Senza calore

Dove sei?

Dio…

sepolto sotto

Tanti pensieri

Tante paure

Dove sei?

Con chi sei?

Con tutti e con nessuno

O forse dentro quell’incrociatore

Che ferito a morte

Scompare

ancora

Sotto le acque

E questa volta con te

Perché mi giro attorno

E non ti vedo più

………………………………………………………………

Non ci vedremo più.

01.02

Nella camera Carlo e Gustavo parlano seduti alla divano.

CARLO: Quindi alla fine l’hai saputo. (lo guarda cercando di capire il suo stato d’animo) Ma… chi te l’ha detto?

GUSTAVO: Nessuno…

CARLO: Ma va là. Nessuno. Non puoi pensare che ti creda! Non è possibile. Qualcuno deve avertelo detto. Comunque c’è voluto coraggio.

GUSTAVO: Coraggio?

CARLO: Sì coraggio… Coraggio a dirtelo, sapendo cosa può accadere quando uno sa. Coraggio e una buona dose di cattiveria!

GUSTAVO: Sarà, ma a me non mi frega nulla di tutto ciò.

CARLO: Vuoi sembrare un cinico mentre non lo sei. Da quando ti conosco cerchi sempre di apparire per quello che in fondo non sei. Non mi spiego perché. In fondo non sei né cinico né cattivo… un buon diavolo! (sorride)

GUSTAVO: Mi fai venire da ridere. Carlo, sei proprio un comico. Ma che discorsi sono questi?

Entra Anna visibilmente indaffarata.

ANNA: Ora che si sa dove, ho detto a Pierre di portare tutto qui. Sarà più facile. (guarda interrogativa Gustavo) Non trovi?

GUSTAVO: Fai come credi!

CARLO: Io sono d’accordo con Anna. E’ meglio che portiamo tutto qui. Almeno non dobbiamo spostarci ogni volta.

GUSTAVO: Che vuoi dire?

ANNA: Ma proprio non capisci…

GUSTAVO: Cosa dovrei capire?

CARLO: Anna, non ti applicare, non vedi che scherza.

ANNA: Hai ancora voglia di scherzare?

GUSTAVO: Ma fatemi il piacere per due sciocchezze state montando un castello!

CARLO: Due sciocchezze? Ma oggi dai proprio i numeri!

ANNA: Carlo ha ragione, devi un momento mettere ordine nelle tue idee. Sarebbe ora, vista l’età. Comunque Pierre a momenti sarà qui.

Esce. Momenti di silenzio in cui Gustavo raccoglie dal divano il giornale e si accomoda per leggere. Mentre Carlo si siede alla sedia vicino al tavolo. Entra Luisa.

LUISA: La signora mi ha detto che a momenti arriva Pierre con/

GUSTAVO: Con che cosa? (la afferra per un braccio) Ma la volete smettere una buona volta! Non ho bisogno di niente, niente. Ni-en-te! Capito?

CARLO: E lasciala stare! Povera figlia. Lei non c’entra… lei esegue. Per questo non puoi incolparla di nulla.

GUSTAVO: Veramente? Ma forse non è chiaro che sono stufo del vostro comportamento e non mi importa chi comanda e chi obbedisce, siete tutti colpevoli!

CARLO: Be’, questo l’ho sempre detto! Dal primo giorno. N’è vero, Luisa?

LUISA: Certo! Il signor Carlo ha sempre detto che era un errore…

GUSTAVO: Un errore, cosa? (la guarda minaccioso)

LUISA: (smarrita) Un errore…

CARLO: Gustavo, un errore. Non sai cos’è un errore?

GUSTAVO: Mi fate pena! State attenti che sto per perdere la pazienza!

LUISA: Signor Gustavo, per cortesia non faccia così… mi mette paura…

CARLO: Luisa, non devi aver paura di Gustavo. È un uomo buonissimo, non ha mai fatto male nemmeno ad una mosca.

Si ode in lontananza la musica di un valzer. Carlo è sempre seduto accanto al tavolo, Luisa è sulla scala a levare la polvere col piumino. Entra Anna con il libro dei conti e va a sedersi al tavolo. Carlo si alza e va al cavalletto a dipingere. Entra Liliana e si siede sulla sponda del letto e comincia a singhiozzare, mentre la sua voce fuori campo recita il finale.

LILIANA: Blu lapilslazzuli

Blu

Blu di prussia

Blu cobalto

Blu oltremare

Una luce intermittente

Il lavorìo di uno stantuffo.

Locomotiva

Il suo suono

Rumori di una lingua meccanica

Incedere

Tra rotaie scintillanti

Schizzi di giallo

Sul nero carbone

Fumo

Grigio cangiante

Fuoco

Sibilo

Rosso

Rosso arancio

E rosso

Fuoco

Nero carbone

E fumo

Grigio

Schizzi di giallo sulle rotaie

Scintillanti

Notte

Un fischio si estende

Nell’aria blu.

FINE