Paese Sera 18 Febbraio 1985
Acqua e fuoco nella coscienza
Una pittura cresciuta sul ritmo dei battiti che scandiscono l’esistenza umana.

Nelle sale di Villa Patrizzi, in Via Manzoni 41, rimarrà aperta per tutto il mese di febbraio una mostra di dipinti di Lello Masucci organizzata dalla Cooperativa “Città Regione” e curata da Maria Roccasalva e Lucio Morrica. Nello stesso periodo un gruppo di opere dell’artista napoletano, introdotte in catalogo da Filiberto Menna, sarà esposto nella galleria “Arti visive” di Roma. Non è la prima volta che Masucci presenta al pubblico il suo lavoro, ma si può dire che in quest’occasione, con una serie di opere del 1984 e del gennaio di quest’anno, egli ha potuto dare una misura esatta del suo valore, che è davvero grande, non solo in rapporto alla situazione napoletana.
Nei dipinti recenti di Lello Masucci si sono venute delineando due serie tematiche: la prima, che diremmo “marina”, è culminata nella spettacolare composizione intitolata “Mària”; la seconda si è sviluppata intorno a alla visione del Vesuvio, rappresentato ora con un pennacchio enorme, cresciuto fino a riempire quasi tutto lo spazio aperto, tra mil cielo e il mare, ora nel momento di più violenta attività eruttiva. Ma, in realtà, le due serie sembrano sottendere un medesimo nucleo di immagini, poiché il movimento delle onde, che si gonfiano e s’impennano contro il cielo, è simile a quello del flutto di fuoco scagliato in alto da Vesuvio, come è simile, nell’una e nell’altra serie, l’impressione, insieme paurosa e liberatrice, di una forza primigenia che rompa l’ordine superficiale della realtà, di quella nostra, interna, non meno che di quella esterna, del mondo fenomenico.
La pittura di Masucci, anche quando si distende in una declinazione formale di compiaciuta elegaìnza, con una interessante ripresa di motivi Deco, come accade, ad esempio nel bel “Canto della montagna” con la sua preziosa sonorità di azzurri, di neri e di ori, rivela sempre qualche rapporto con gli strati profondi ed oscuri dell’animo, da cui si direbbe che l’immagine emerga con un denso alone di significati, per collocarsi in bilico sul crinale tra il versante di una splendids evidenza figurativa, dove ò esposta alle suggentioni di un’arte grandiosamente spettacolare e di virtuosistica esecuzione pittorica, e quello di un inquieto simnolismo onirico, da cui provengono i segnali di una situazione esistenziale vissuta angosciosamente.
Ma se è vero, dunque, che quesste immagini di acqua e di fuoco sorgono dall’inconscio, esse tuttavia, nel loro percorso verso la luce della coscienza, attraversano la storia dell’uomo e della sua civiltà artistica, Da questa riportano molto più che qualche frammentaria testimonianza di stili diversi: si tratta, infatti di una singolare duttilità del linguaggio pittorico, quasi una sua interna disposizione metamorfica che si manifesta appunto nei continui slittamenti delle forme linguistiche, prima ancora che nei contenuti della rappresentazione. così in uno stesso dipinto, ed entro la sostanziale unitàmdell’immagine, si passa ad una mobilissima trama si segni, del loro ossessivo pullulare, come negli spazi eccitati e turbolenti di Tobey, al ductus ampio e sicuro della pennellata, che sottolinea, come in certi dipinti seicenteschi, l’andamento plastico della forma, che arriva ad un tal punto di evidenza da produrre l’effetto opposto, e leggermente straniante, di una ordinata pettinatura del colore sul piano. Così, ancora, l’insinuante arabesco di sapore Liberty precipita nell’impeto di una gestualità informale o si blocca in una materia cromatica segnata da tracce e da graffi, da impronte di mano, da imprimiture di stoffe e di altri oggetti.

Il processo metaforico, ovviamente, si legge più facilmente sul piano della figurazione del pennacchio di fumo in albero e in donna alla sovrapposizione, cui si è già accennato, delle due serie tematiche, che infine, nell’ultima opera del 1985, si fondono inestricabilmente, facendo affiorare il Vesuvio dai flutti e trasformando il fumo nell’alta cresta dell’onda. Questo processo, investendo la struttura stessa dell’immagine, ne rafforza la dimensione temporale, nel duplice senso della durata nel tempo e dell’instabilità percettiva, come è evidente quando un effetto di aerea lontananza diventa, durante la lettura, un’accidentata presenza materica. Più in generale, si può dire che la pittura di Masucci è venuta crescendo proprio sul ritmo dei battiti che scandiscono l’esistenza umana, tra impulsi di gioiosa vitalità e cedimenti di improvvise paure, proiettandoli, però, sullo schermo dell’immaginario, in un gioco dove s’affacciano e si scambiano continuamente di ruolo le figure di Eros e di Thanatos.