Breve viaggio verso una sua definizione
di Lello Masucci

Viviamo un’epoca di transizione. Si passa dall’analogico al digitale, aprendo l’epoca del post-elettronico. I linguaggi mutuano la parola scritta con quella dedotta da immagini fisse e in movimento. Gli alfabeti si estendono, le lingue si contaminano tra loro: nasce la Letteratura ibrida. La “LI”[1] usa diverse lingue di diverse tradizioni e posizioni geografiche miscelandole con linguaggi altri del contemporaneo. L’italiano, il francese, l’inglese, lo spagnolo, tutte le lingue parlate e scritte e le loro letterature tradizionali stanno prendendo sempre più l’apparenza e la consistenza di lingue morte. Ciò specialmente tra le nuove generazioni più avvezze all’introduzione di nuovi linguaggi di provenienza elettronica, post-elettronica e digitale. Le lingue parlate stanno diventando per questi giovani come il latino e il greco di quando noi eravamo giovani. Lingue morte.
Le grandi migrazioni di popoli stanno intrecciando culture e linguaggi che a loro volta si intrecciano con le lingue nazionali, regionali, locali producendo lingue ibride che danno vita a culture nuove, a nuovi modi di considerare e rapportarsi al mondo circostante. In questa trasformazione le culture tradizionali, anziché essere completamente soppiantate, si incuneano nei nuovi intrecci linguistici producendo ulteriori mutazioni.
l concetto di ibridismo diventa di uso comune in una società multietnica, multiculturale, multireligiosa. “Le arti figurative e la letteratura, la linguistica, l’antropologia, [ l’archeologia ], la sociologia e la religione, come pure le scienze naturali, denunciano la presenza emergente e l’influenza sempre maggiore dell’ibridismo nel discorso culturale del nostro tempo. Il fenomeno, in quanto tale è tutt’altro che nuovo, poiché l’ibridazione è un processo comune a tutte le culture umane, anche se è stato inizialmente osservato nel contesto della vita organica, animale e vegetale. Il termine indica una deviazione dalla norma della genealogia, una mescolanza, un incrocio, e quindi il risultato di un processo di ibridazione: insomma, una combinazione di elementi appartenenti a sistemi [ di conoscenza e comunicazione ] diversi, che, estrapolati dal contesto e mescolati, hanno generato [ organismi e prodotti nuovi… “creolizzati” ].
Dalla biologia alla genetica il termine è stato esteso […] al linguaggio. Oggi esso copre un’ampia gamma di combinazioni che sono frutto dell’immaginazione umana”[2]
Ciò accade anche nel linguaggio usato dai nostri giovani nella “messaggistica cellulare”, accade nell’estendersi della possibilità di produzione di immagini-segnale[3] che attraverso la rete, da Youtube ai social network come Facebook o myspace, diventano mezzi specifici di comunicazione e quindi fondano nuove grammatiche e nuove sintassi per nuovi linguaggi.
Ciò accade ancora e da molto più tempo, con la pubblicità sui cartelloni dove l’ibridazione tra parola scritta e immagine è fortemente comunicante. Negli spot pubblicitari della televisione, che sebbene inneggiano ad una deprecabile società dei consumi, rappresentano in molti casi il prodotto migliore della televisione stessa, e in cui la parola scritta questa volta si coniuga ibridandosi con quella parlata e con immagini fisse e in movimento, con suoni e musiche.
Dunque la lingua parlata viene contaminata da linguaggi di provenienza elettronica e digitale. Infine le pagine web sono esse stesse delle forme di ibridazione tra parole e immagini fisse e in movimento, immagini che sono in tutti questi casi “frammenti di realtà in presa diretta, vis-à-vis, in modalità tale e quale, ovvero secondo il principio dell’analogon”[4].
“La fase che stiamo vivendo all’interno della nostra storia culturale, in movimento verso la globalizzazione totale in ogni angolo del pianeta, offre aspetti che di fatto appaiono attraenti anche esteticamente e culturalmente: e tra essi spicca l’ibridismo.”[5]
Nel nostro viaggio attraverso una possibile definizione di “LI” nella cultura contemporanea, non possiamo non ritenere importante l’analisi delle tecniche tipografiche che hanno prodotto nei casi più avanzati di ricerca estetica gli esiti della poesia visiva, che può essere considerata a ragione una ibridazione tra testo letterario tradizionale e uso fantasioso e immaginifico delle tecniche di stampa. Né si può non citare il caso della Biblioteca ibrida, termine da qualche anno entrato nella letteratura professionale, e con cui s’intende una struttura in cui le nuove risorse informative digitali e le tradizionali risorse a stampa coesistono al fine di costituire un servizio di informazione integrato.
E’ in questo ambito che la “LI” propone prodotti che in molti casi mettono in campo nuovi modi dell’arte che ri-definiscono la ricerca contemporanea, aprendo nuove vie al cinema, al video, all’istallazione, alla scultura, alla pittura, alla musica, al teatro e alla poesia.
Un poema elettronico da me composto in linguaggio digitale si può vedere nel seguente Link

Il Link di cui sopra porta a http://www.poesianumerica.net/poema1/index.html per vedere tutti i capitoli del poema basta cambiare poema1 con poema2 fino a poema6. Ciò che si vede sarà un video astratto che cambia ad ogni clik del vostro mouse. Ogni video non sarà mai ripetuto risulterà unico.
PER VEDERE IL POEMA CLICCA SULLE PAROLE SEGUENTI “La storia infinita: Il Miracolo di S. Gennaro”—->>
La storia infinita: Il Miracolo di S. Gennaro è un poema elettronico creato intervenendo su un listato processing che sfrutta il linguaggio javascript. Questa operazione fa si che il listato rappresenti la cassetta dei colori e dei pennelli a disposizione dell’artista.

L’opera è nel solco della Letteratura elettronica, per questo motivo la chiamo poema. Ma è un poema che presenta prerogative particolari e completamente nuove rispetto ai poemi tradizionali. Un fattore, in primo luogo, che esiste anche nei poemi tradizionali, in questo viene portato alle estreme conseguenze: il rapporto tra lettore e opera; in particolare la capacità di ciascun lettore di trasformare e ricreare secondo propri parametri culturali la scrittura di fronte alla quale ci si trova.

“La storia infinita” ha la peculiarità di essere trasformata dal lettore nel mentre essa stessa si dispiega e procede. Il rapporto tra fruitore e opera assume caratteri totalizzanti proprio in virtù della libertà lasciata al lettore di trasformare il testo con un semplice click del mouse. Eppure il testo ha una così forte influenza sul lettore che spesso lo ammalia fino a renderlo succube di trasformazioni che nemmeno l’autore poteva prevedere.

Proprio quest’ultimo rapporto, quello tra autore ed opera, in questo poema viene stravolto dalla randomizzazione degli accadimenti elettronici. Ciò a tal punto da trasformare lo stesso autore in fruitore e poi di nuovo in autore come lo diventa il semplice lettore. Ma questo poema ha ancora da dire molto circa i rapporti tra queste tre entità: autore, opera, fruitore. Oltre a creare rapporti biunivoci entrambi passanti attraverso l’opera e producenti l’inversione delle peculiarità di ciascun attore in quelle dell’atro, il poema si presenta con la stessa unicità ogni volta che ci si trova in sua presenza.

Una esperienza di lettura dunque è esperienza irripetibile che può essere fissata solo da una ripresa dello schermo. La lettura del poema non è mai la stessa e le storie che esso racconta non sono mai uguali alle precedenti, hanno delle assonanze, possono suscitare ricordi, ma mai esperienze già vissute. Ogni seduta di lettura presenta immagini e accadimenti che sono propri di quella seduta di lettura, come se la seduta stessa fosse un essere vivente a sé stante, come ciascuno di noi.
Possiamo avere somiglianze con altri esseri viventi ma non siamo mai uguali e sovrapponibili. Non solo ma il racconto non si percepisce come individuo corporeo, ma come accadimento di eventi della vita degli individui. E’ il “Miracolo”.
NOTE
[1] Da ora in poi col significato di Letteratura Ibrida.
[2] Itala Vivan, “Estetica e differenza”. Aggiunte mie tra parentesi quadre.
[3] Paolo Granata, Arte, estetica e nuovi media, Fausto Lupetti Editore, Bologna 2009
[4] Paolo Granata, ibid. pag 140.
[5] Itala Vivan, ibid.
MANIFESTO DELL’IBRIDISMO 2024
1. Riaffermare la centralità dell’oggetto d’arte.
2. Riconsiderare per rivalutare la tecnica come struttura primaria del linguaggio universale dell’arte.
3. Considerare la stagione del concettuale ormai finita, morta e sepolta.
4. Considerare vecchio e fuorviante in un’ottica dell’arte contemporanea la distinzione tra figurativo e astratto. Entrambi i concetti che oggi non hanno la forza di creare l’opera contemporanea.
5. Consideriamo ‘materiale’ e ‘spirituale’ due modi di presentarsi della realtà e come tali entrambi entrano nella prassi artistica contemporanea.
6. Bisogna ricreare il vocabolario dell’arte contemporanea e dell’arte in genere per comprendere in che modo si possa definire il vero contemporaneo. La critica e gli storici devono rendersi conto che hanno mezzi e vocaboli ormai datati e desueti, incapaci di parlare dell’arte contemporanea.
7. Il primo passo per l’affermazione di un’arte che sia veramente “contemporanea” è quello di dichiarare ormai finita l’avventura del “concettuale”, che nella sua evoluzione ha creato anche valori estetici nuovi, ma che ormai non è in grado di rappresentare veramente i nostri giorni, né la forza di informare di sé il futuro.
8. L’IBRIDISMO è contro la staticità di tutte le accademie. Il vero “accademismo”, cioè quella maniera di fare arte sclerotizzata nelle accademie e che fu travolta da vari movimenti d’avanguardia, cominciando dall’impressionismo, l’espressionismo, il fauvismo, il cubismo, l’astrattismo, oggi è costituito dal “concettuale”. Questo modo di intendere l’arte fa il buono ed il cattivo tempo dal 1914 con lo Scolabottiglie di Duchamp e l’orinatoio del 1917. Come gli impressionisti con le loro idee fecero scomparire le opere di Bouguereau, così il movimento dell’“Ibridismo” scaccerà il “concettuale”.
9. L’IBRIDSMO mette in campo tutte le tecniche da quelle analogiche a quelle digitali per la creazione di opere che abbiano un linguaggio contemporaneo per la realizzazione di un viaggio che porta l’arte ad essere l’unica attività dell’uomo capace di investigare sull’anima del mondo.
10. L’Arte è un’attività spirituale che si concretizza in un’opera materiale.
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