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  • Lello Masucci

    Nato a Napoli il 1948

    Studio: Napoli Piazza S.Maria la Nova 21

    +39 3454950383

    info@lellomasucci.net

    www.lellomasucci.net

    www.lellomasucciartstudio.it

    www.poesianumerica.net

    Curiculum

    1972 Maggio Incontro con Julian Beck e Judith Malina del Living Theatre

    1976 Napoli – Campania Proposta Uno – Galleria Turchetto: “Cubo identità dimensione documento” Azione di Teatro sperimentale – Performance

    1976 Napoli – Galleria Vanvitelli: “Cubo identità: dimensione documento” Milano – Press Art Agency: “Cubo identità: dimensione documento” Bologna Arte-Expo: “Cubo identità: dimensione documento”

    Tokyo – Ginza Chou – Ku: “Cubo identità: dimensione documento” – Video.

    1979 Napoli – Spazio laboratorio per bambini. Ne é promotore, questa esperienza termina nel 1982

    1982 Napoli – Fonda la “Libera scuola di pittura” e la rivista alternativa “Attuale” 1984 Napoli – Castel dell’Ovo – Personale

    Milano – Galleria “Il Milione”

    Capri – Chiesa di S.Teresa – Personale 1985 Napoli – Villa Patrtizi – Personale

    Roma – Galleria Artivisive di Sylvia Franchi – Personale Klagenfurt – Kärntner Landesgalerie

    Granada – Galeria de Arte Palace

    Basel – Art 16 ’85, Internetional Art Fair

    Haut de Cagnes (France)- Festival International de la Peinture –

    XXX Mostra Internazionale d’Arte: Premio Termoli – Castello Svevo – Premiato – Il Museo Castello Svevo acquista una sua opera: “Vesuvio” –

    1986 L’Aquila – Castello Cinquecentesco -Personale . Il Museo di Stato de L’Aquila acquista una opera: ” Autoritratto” –

    1986 -XI Quadriennale Nazionale d’Arte, Palazzo dei Congressi, EUR, Roma, (maggio – agosto 1986). Rifiuta l’invito di Filiberto Menna a partecipare alla Quadriennale di Roma sezione “Ricognizione Sud”. 

    1987 Musée de Saint Paul de Vance – Personale

    Premio Città di Marsala – Palazzo Spanò Burgio – Marsala – Premiato. Il Museo Civico acquista opera: “Senza titolo”

    1988 Napoli – Biennale del Sud -Accademia Belle Arti

    Erice – “Mediterranea: il Mare, i Luoghi, il Mito, ” a cura di F. Menna Milano – Galleria d’Arte Borgogna – Schubert Personale

    1989 Napoli – “Napoliscultura: gli ultimi 40 anni della scultura a Napoli” Palazzo Reale Napoli – Realizzazione del grande murales mq 150 nella sala congressi dell’ Hotel Continental, e di 70 tele

    1990 Sorrento – “SorrentoArte” – 1°Premio.

    1990 –1999 Esperienze di Laboratorio di teatro interattivo Il Teatro e nuove tecnologie

    Il multimediale: Photoschop, Director, Illustrator, Premiere, Cinema4D

    Internet: Teatro e reti telematiche

    1991 Tokyo – Tokyo Art Expo – 200 mq di esposizione Personale

    1992 Zurigo – Ritratto della Principessa Lyuba Manz

    1993 Napoli – Hotel S.Lucia: Realizzazione di 15 opere olio su tela 

    1994/95 E’ tra i primi nel sud Italia a creare un nodo intenet (dim.it). Crea la prima

    Galleria telematica d’Arte. Redige e divulga in Internet il MANIFESTO DELL’ARTE DIGITALE

    1997 Continua la ricerca sull’arte digitale. Pannelli a cristalli liquidi con forme astratte in movimento. 

    1999 / 2000 Crea una WebTV: ArtTV2000.

    2000 aprile Start-Up Napoli: Evento Teatrale che coinvolgeva vari laboratori teatrali napoletani – Chiostro e sale interne del Complesso Monumentale di S. Maria la Nova Crea il Laboratorio di Teatro Interattivo “Atelier Multimediale”

    Eventi teatrali multipli e contemporanei – Evento Teatrale in videocomunicazione, Videoistallazioni , videopittura e nuovi esiti di scenografia elettronica.

    2000 Mostra Personale al Maschio Angioino “On the air” opera digitale nella Sala Carlo V e Antologica nella Sala della Loggia. Videoistallazione alla sala Carlo V del Maschio Angioino – Eventi di Teatro virtuale – Tecniche televisive via Web – Videoistallazione teatrale 

    Chàteau Musée acquista una sua una sua opera

    Fonda il laboratorio teatrale “Atelier Multimediale”

    2001 Fonda la “lellomasucci art studio” per i giovani talenti dell’arte contemporanea. Crea in Internet un sito www.lellomasucci.com che vuol essere un’opera di poesia elettronica.

    Napoli Laboratorio di Teatro Interattivo Diretto da Lello Masucci

    Napoli “Seicento napoletano – elementi di laboratorio di teatro interattivo” Ed. Ateliermultimediale – Autore: Lello Masucci

    2002 Comincia la serie di rappresentazioni di teatro interattivo in tutta la regione Campania

    Citato con una gigantografia di una sua opera nella libreria della Villa vesuviana “Villa Bruno” – progetto dell’arch. Aldo Capasso.

    Maggio Maggio dei Monumenti Napoli – Seicento napoletano – 12 rappresentazioni di teatro interattivo: Eruzione del Vesuvio, Masaniello, La Peste tutti scritti e diretti da Lello Masucci

    Agosto Teatro Interattivo ad Ischia Isola d’Ischia Seicento napoletano – 6 rappresentazioni di teatro interattivo 30 giorni di laboratorio teatrale con giovani isolani Settembre-giugno 2003 Stages nelle scuole di Napoli. Tiene 90 ore di Stages di Teatro

    nelle scuole: Istituto di Moda Isabella d’Este Istituto Superiore Mazzini Polispecialistico di S. Giovanni a Teduccio

    Ottobre Premio nazionale di Teatro Città di Caserta Napoli Complesso Monumentale del Belvedere di S. Leucio Premiato con medaglia e targa Città di Caserta

    Ottobre Partecipa agli Stages tenuti da Tage Larsen dell’Odin teatret

    2003 Aprile Gira scene del film su Giordano Bruno Napoli. Alle riprese partecipano come attori i ragazzi di tre scuole napoletane Istituto di Moda Isabella d’Este, Istituto Superiore Mazzini, Polispecialistico di S. Giovanni a Teduccio.

    Aprile Scrive la variante al testo “Seicento Napoletano”

    Maggio Maggio dei Monumenti Napoli Eroici furori – Scritto e diretto da Lello Masucci 2 Rappresentazioni a P.zza S.Maria la Nova.

    Agosto Tiene 12 Stages di teatro alla Fondazione “La Colombaia” di Luchino Visconti Forio d’Ischia. Eroici furori – Scritto e diretto da Lello Masucci – Rappresentazioni nell’anfiteatro della Fondazione “La Colombaia” di Luchino Visconti

    Novembre Maschio Angioino Napoli Seicento napoletano– Scritto e diretto da Lello Masucci Rappresentazione di Teatro Interattivo con collegamenti in videocomunicazione con attori in Francia e Spagna.

    Napoli “Eroici furori – teoria su un nuovo teatro”

    Gennaio – Luglio Napoli Stage di Teatro Interattivo per gli studenti delle seguenti scuole ITC Diaz, ITC Pagano, Istituto Superiore Mazzini, Istituto Superiore LSIPCT Napoli S. Giovanni, IPSCT Isabella D’Este, IPIA Sannino, ITC Antonio Serra, Isa Boccioni, Liceo Classico Genovesi, IPSAR Rossigni di Bagnoli, IPIA Casanova.

    2004 Luglio – Agosto – Ischia Porto Stage di Teatro Interattivo per gli studenti della scuola Media Scotti – Agosto – Istituto Superiore di Cinematografia- Fondazione la Colombaia di Luchino Visconti Stage sul linguaggio dell’arte.

    Agosto – Ischia Ponte Piazzale Delle Alghe Rappresentazione “Seicento Napoletano” Agosto – Istituto Superiore di Cinematografia – Fondazione la Colombaia di Luchino Visconti rappresentazione “Lazzari e Briganti” Scritto e diretto da Lello Masucci

    Dicembre – Teatro Piccolo: Rappresentazione di teatro interattivo “Eroici furori o della meditazione dell’attore nella Tabernaria di G. B. Della Porta” di cui scrive i testi e cura la regia.

    2005 Gennaio – Castel S. Elmo: Rappresentazione di teatro interattivo “Eroici furori o della meditazione dell’attore nella Tabernaria di G. B. Della Porta” di cui scrive i testi e cura la regia. Collegamenti videoconferenza con attori in Francia e in Spagna.2006 Siena 20 giugno l’ UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI SIENA SCUOLA DI

    SPECIALIZZAZIONE IN STORIA DELL’ARTE nella persona del Direttore prof. Enrico Crispolti richiede una opera per la raccolta di arte contemporanea della scuola, sito internet: http://scuolaspecarte.unisi.it/.

    2006 Comincia a lavorare al progetto OLE Officina di Letteratura Elettronica.

    2008-2009 Gira il film “Ultimo taglio” con la partecipazione di Maria Luisa Santella e tiene nove mesi di laboratorio con 80 ragazzi al PAN.

    Castel dell’Ovo Napoli IlGiallodiNapolia cura di J.N.Schifanò, M. Savarese.

    2009 Aprile. Personale al PAN – Catalogo Electa – Mostra curata da Mario Franco. 2009 Partecipa agli eventi collaterali della 53° Biennale di Venezia con Caterina Davinio

    2010 – Crea il sito www.elettroletteratura.org primo archivio sistematico degli artisti 

    taliani, naturale evoluzione del progetto OLE, che si arricchisce di nuove idee come l’ “Open Art Project” un’arte aperta al contributo di tutti, in assonanza con i software open source.

    2011 Gennaio Organizza con Giovanna Di Rosario al PAN di Napoli il 1° Convegno italiano sulla Letteratura Elettronica dal titolo: OLE Officina di Letteratura Elettronica a cui partecipano numerose università italiane e straniere. Il Corriere della Sera scrive un articolo a tutta pagina sul Convegno che risulta essere il primo convegno di Letteratura Elettronica realizzato in Italia.

    2014 ottobre Festival della letteratura elettronica Palazzo Reale Napoli, Castel dell’Ovo, Maschio angioino, PAN – Festival di computer art organizzato e diretto da lello Masucci.

    2017 Comincia il sodalizio con la Galleria di Arte Contemporanea Andrea Ingenito

    2017 WopArt Work on Paper art fair

    2018 BAF Arte in Fiera Bergamo

    2018 Art Werona #BacktoItaly

    2018 Grand Art Milano

    2018 marzo – aprile “Le Ferite dell’Anima”  Mostra personale alla Galleria Andrea Ingenito Milano.

    28/09/2018 Il Museo Madre acquisisce la sua opera “Sacchi di notti napoletane” istallazione composta da un quadro di m. 5 x m. 1,80 e un carrello contenente 7 sacchi con la scritta NOTTE.

    2019 Arte in Fiera Bologna

    2019 “Sacchi di notti napoletane” viene esposta al museo Madre dal mese di Giugno a Dicembre.

    2019 “Pitture Velate” 2019 Mostra personale alla Galleria Andrea Ingenito Napoli

    2020 Arte in Fiera Bologna

    2021 Arte in Nuvola Roma

    2023 “solo Vesuvi” 2023 Mostra personale alla Galleria Andrea Ingenito Napoli

    2023 Flash/Back XI edizione Torino

    2024 Arte in Nuvola Roma

    2024 Esce in vendita su Amazon il suo libro “L’Arte di dipingere” prima edizione a cura di Davide Falletta

    2025 Esce l’edizione inglese del suo libro “L’Arte di dipingere” tradotto in inglese edito da Raffaele Masucci e tradotto da Nadia Davila-Pestana.

    Hannoscrittodilui:

    Filiberto Menna, Tommaso Trini, Mario Franco, Vitaliano Corbi, Angelo Trimarco, Caterina Davinio, Giovanna di Rosario, Arcangelo Izzo, Lorenzo Mango, Matteo D’Ambrosio, Michele Buonuomo, , Maurizio Vitiello, Gino Grassi, Georges Bartolino, Stefano Taccone, Rino Boccaccini, Luigi Bernardi, Riccardo Notte, Tiziana Tricarico, Teresa Mancini, Giuliana Gargiulo, Benedetta Palmieri, Laura Caico, Angelo De Falco ecc..

  • Lello Masucci visto da Tommaso Trini

    Tommaso Trini Angioletta Colucci De Goyzueta
    1986. Tommaso Trini, Angioletta Colucci De Goyzueta, Lello Masucci nel suo studio di Via Cedronio

    Teoria delle ricreature

    L’opera di Lello Masucci

    dal Catalogo Electa 1986


    L’universo delle figure è diventato autonomo. Le immagini abitano ormai stabilmente la sfera dell’animato e del vivente. L’intero apparato iconografico che l’umanità si tramanda, là rinnovandolo, qua modificandolo, si è da tempo costituito, con crescente autodeterminazione, in uno stato, in un popolo. Si dirà di un pittore: ha covato le uova di un’immagine in festa.


    L’epoca di transizione postmoderna si sta inoltrando decisamente nell’avventura della ricreazione, del reciproco gioco generativo tra l’individuo e il suo immaginario. Al creatore che crea le sue creature si affiancherà la guardia delle creature che creano il loro creatore. Anche le case saranno agitate dalla smania divina e l’uomo vorrà essere pura immagine e simulacro. Le immagini già dicono: siamo ricreature come voi.

    Danza
    “Danza nel cratere”, 1986, Tecnica mista su tela, cm 230 x cm 350


    Una nuova alleanza si annuncia tra la dipendenza dell’umanità dalle immagini e l’indipendenza dell’arte dagli uomini, e l’artista ne sarà il garante. L’arte pareggia la vita delle cose con la vita degli uomini sulla via che tende a unificare, in uno scambio continuo, il reale e l’irreale, il vero e il falso, la materia e lo spirito; non ha più finestre né specchi ma solo nastri di Moebius.


    L’arte tende probabilmente a sdrammatizzare l’inconciliabilità delle contraddizioni insanabili nell’ordine del pensiero, proponendo la continuità tra le differenze e l’alternanza degli opposti. L’artista che immagina e che sa di essere a sua volta immaginato eleva l’opera al suo livello. L’opera sa di essere immaginata e si eleva a ricreatura che, a immagine dell’artista, genera e vive altre figure.

    Molti dipinti di questi anni ci offrono l’esperienza di una scaturigine prolungata dei segni e dei loro costrutti in immagine dal centro stesso della pittura, dall’interno della sua storia, dai fondi oro e anche di terre dell’arte di tutti i tempi, e tale esperienza si fa alta ed esemplare nel lavoro di Masucci.

    “Vesuvio”, 1986, cm 110 x cm 140, Tecnicamista e collage di paglia su tela

    La pittura di Lello Masucci è difficilmente descrivibile e rimanda tanto alle fonti dell’arte quanto alle scaturigini degli stati della coscienza. Una scena straordinaria ritorna sovente nei suoi quadri: quella del magma eruttivo.

    “Vesuvio”, 1984, cm 180 x cm 150, Recnica mista su tela, collezione Leonardo Bianchi

    Non si confina al solo cerchio della natura, a quell’eruzione del Vesuvio che occupa con le sue polveri animate un intero ciclo di quadri, ma torna anche, questo sgorgo eruttivo, nella sfera dei fenomeni psichici, quali sono adombrati dalla serie delle « Porte», e persino si estende, questa magmatica epifania, alla rappresentazione a caldo della sfera erotica nei più recenti quadri con corpi nudi.

    “Allegoria della guarigione”, 1985 – 1986: “Il pescatore”, cm 190 x cm 520. “La Porta delle Trasformazioni”, cm 190 x cm 420. Tecniche miste su tela. Collezione Leonardo Bianchi

    Non è questo il solo motivo ricorrente che m’induce a definire l’opera di Masucci un’appassionante pittura delle scaturigini dove tutto è moto e metamorfosi. Con evidenza essa sa orchestrare i più diversi registri del linguaggio pittorico con un’alta temperatura sia emozionale sia mentale che le consente anche di dominare le differenti suggestioni spesso contraddittorie che l’arte dopo le avanguardie moltiplica oggi presso gli artisti.

    “La Porta del Mare”, 1985, cm 150 x cm 180, Tecnica mista su tela. Collezione Bruno Capaldo

    Si noti come la scena ‘eruttiva’ è sapientemente ottenuta con simboli di profondità e materie di superficie. Una delle più interessanti risoluzioni intellettuali di Masucci è stata quella di adottare il riferimento stilistico ai generi classici della veduta, del paesaggismo, con qualche citazione ritrattistica, in modo da potere meglio squarciare le sue effrazioni dentro quella parvenza di norma che è la tradizione; i richiami alla pittura napoletana del Settecento hanno qui la funzione di una tranquilla cornice che per contrasto aumenta la forza tumultuosa e la scaturigine misteriosa delle scene che in essa deflagrano.

    Lo si vede fin troppo bene, l’arte di Lello Masucci ha assunto con maestrìa la scena del Barocco, i sentimenti di empatia dell’espressione visionaria dei Romantici, e qua e là persino i toni di sospensione spiritualistica della poetica del Sublime. Senonché, a differenza dei pittori detti recentemente «anacronisti» o «ipermanieristici», Masucci non cita l’iconografia del passato, non rimemora il Sei e il Settecento locale in chiave archeologica, bensì volge costantemente il senso della storia nel turbamento della contemporaneità, nell’apprensione del futuro.

    “Vesuvio con apparizione”, 1986 cm 150 x cm 180, Tecnica mista su tela. Collezione Leonardo Bianchi

    Le referenze stilistiche del proto-moderno ci comunicano semplicemente che il pittore post-moderno Masucci mantiene tuttora alto un valore da molto tempo perduto: la vitalità della Bellezza. Bellezza che qui vediamo mossa da folate di paura.

    Entro questa cornice, la pittura di Masucci è profonda e allo stesso tempo è piana col risultato di accogliere armoniosamente le visioni fantasmate dell’immaginario insieme con la resa critica e anti-illusiva di una costruzione formale che dichiara l’autonomia della superficie, del disegno, dei colori e più recentemente anche della testura; visioni e non illusioni.

    Come pittura di figure, l’opera privilegia le risonanze dell’inconscio che le sue scene di onde, di gorghi, di luci arcane, di acque notturne, di corpi danzanti, di naufragi, di sprofondamenti, di eruzioni telluriche, di pulviscoli spiritati o magari miraggi suscitano in ognuno di noi. Come pittura di superficie, essa mostra la strumentazione formale dei suoi mezzi tecnici attraverso un’esecuzione immediata, felice e rapita.

    Personaggio rosso
    “Personaggio rosso”, 1986, cm 110 x cm 140, Tecnica mista su tela. Collezione Francesco de Goyzueta

    Dirò allora che la pittura è il luogo di compensazione in cui Lello Masucci esalta la realtà notturna propria dell’arte per pareggiarla con l’alta temperie dello stato della sua coscienza che l’accompagna nel suo quotidiano lavoro di pittore. Solo l’intensità degli stimoli vissuti dall’artista può consentirgli di esprimersi per onde visive da cui scaturiscono e ridondano gli stimoli altrettanto intensi trasmessi a noi. La qualità manifesta che più distingue la pittura di Masucci, pervasa di eccitazione dolcemente aereggiata, è l’intensità. Strano come tanta virulenza ci dia scene di forze ben leggere.

    E ancora. Le immagini sono i percorsi rapidi con cui l’artista contiene in un ordinamento unitario la tumultuosa velocità della sua immaginazione; la sua manualità di pittore, ho notato, sarebbe tentata di frantumare le visioni in particelle di segni, in graffiti, in gesti; ma la sua strenua lotta per trattenere ogni percezione entro la soglia del reale e nel segno del diurno lo conduce a rinsaldare l’empito visionario in figure evocative, in scene dalle atmosfere so-spese. La velocità è la qualità riposta che più distingue la pittura di Masucci quando si abbandona alla superficie, su cui dipinge con urgenza tra accensioni di bianco e con perizia di velature.

    E per contro, i simboli agiscono con lentezza e una certa maestosità. Le folate di animazione che accendono il moto ondoso delle marine, le nubi eruttive sul vulcano, i fenomeni di materializzazione attraverso i portali, e i paesaggi e i corpi corruschi, hanno l’effetto di rallentare le percezioni di ciò che vediamo nei quadri e di acuire l’attesa di quel che le tele suggeriscono pur essendo invisibile. Simbolico è anzitutto lo spazio, qui reso per primissimi piani o campi lunghissimi, che il pittore generalmente bipartisce tra il soggetto (elemento visibile e pesante, terra, mare, corpo) e le proiezioni di tale soggetto (elementi invisibili, stati d’animo, miraggi).

    Pescatore di perle
    “Pescatore di perle”, 1986, cm 200 x cm 250, Tecnica mista su tela

    Il simbolismo delle figure di Masucci nasce da uno stato di trance esteso dalla coscienza del pittore a tutta la natura, a tutte le cose, e la lentezza che ne deriva costituisce un potente mezzo di coinvolgimento dell’animo dello spettatore, è la qualità attiva che più distingue la pittura di Masucci oggi.

    Una pittura delle scaturigini è tale se dà luogo ad apparizioni. L’apparizione è la modalità profonda con cui si costituisce ogni figura tra gli echi e la psiche dell’individuo, la modalità più antica e congeniale dell’immagine; anzi, prima di costituirsi in immagine, campo della finzione, fonte di illusioni, l’apparizione scaturisce dal nulla nel simulacro, è un evento reale e tangibile che materializza nel falso visibile il vero invisibile. Nelle immagini insieme candide e perverse di Masucci l’apparizione alita di continuo; buona parte dello spazio delle sue tele è occupata da un cielo perennemente fantasmato che accoglie premonizioni, minacce, lucori e finalmente apparizioni. La sua stessa opera è un’eruzione.

    La critica d’arte s’ingegna da sempre di adattare l’apparizione di un’opera nuova e sconosciuta a un contesto ben noto di riferimenti prestabiliti. Non è la sua pratica migliore. La critica tende a incasellare il lavoro di un nuovo artista in categorie storiche ed estetiche dalle maglie larghe; se non vi rientra, il critico rimodella l’opera e non le categorie. Lo dovrebbe evitare. E’ proprio il grado di determinismo storico, a cui il mondo l’avvia, che ogni nuovo artista combatte. Ogni opera annuncia una modificazione, entra sulla scena mondana dell’arte per cambiarla, poco o tanto che sia. Alcune rare opere poi sono ancora più a disagio, poiché senza intenzione di offesa o di rivoluzione si destinano naturalmente a cambiare lo stato delle cose preesistenti; la pittura di Masucci è una di queste.

    Essa non ha caselle che non siano gli stati di coscienza dai quali scaturisce. La difficoltà della sua posizione sta nel fatto che la coscienza di cui parlo non appartiene solo al pittore ma attiene anche al simbolismo delle cose; veri e propri stati d’animo oggettivati dalla storia, tramandati da pittura a pittura, sono anche gli oggetti che il pittore suscita nel suo lavoro.

    Autoritratto
    “Autoritratto”, 1986, cm 180 x cm 150, Tecnica mista su tela. Castello Cinquecentesco Museo Nazionale d’Abruzzo.

    Nel corso dell’arte contemporanea si sono formati stati oggettivati della co-scienza, codificati in alcune immagini celebri, divenute esemplari, che si ripetono attraverso valenze espressive ben definite che poi lo storico irrigidisce in stili: lo stato realista e quello simbolista, lo stato visionario e quello ottico o scientista, lo stato impressionista e quello espressionista, lo stato metafisico e quello naturalista; stati ora antinomici, ora dialettici, segnati da più sottili gradi di trapasso dall’uno all’altro.

    La storiografia artistica non ha mai preso in considerazione il flusso degli stadi conscienziali, le differenze tra stato e stato, nell’esaminare gli oggetti d’arte nel tempo; avrebbe dovuto penetrare nell’attività neurocerebrale dell’individuo artista; si è limitata a dar conto della psicologia di certi artisti, specie nei casi di soggettività abnorme (dai manieristi a van Gogh).

    Eppure oggi questa apertura è necessaria. La coscienza del vedere, le nozioni sugli stati della coscienza e sulle loro alterazioni si agitano oggi nell’arte più delle teorie dell’inconscio, e illuminano la storia del linguaggio più che la struttura.

    Parrà evidente a chiunque conosca le tappe del già lungo percorso della pittura di Masucci, che le sue immagini scaturiscono da un doppio registro della coscienza: lo stadio dell’angoscia dapprima e quindi lo stato dell’estasi. Questo è l’ambito vero del suo percorso creativo che si ripete ogniqualvolta il pittore è al lavoro, ma che ogni volta trova sbocco in esiti necessariamente variati ai fini di dare soluzione al malessere che il confronto con la storia produce. In altri termini, se la barriera sottile della storia e la sfida che la pittura del passato avvita sull’artista odierno provocano lo stress connaturato alla creatività, sarà una qualità distintiva del pittore di potenza superare tale angoscia con quella levità propria dello stato di grazia che diciamo Bellezza.

    Grande Vesuvio blu
    “Grande Vesuvio blu – La Tempesta”, 1986, cm 230 x cm 350. Collezione Nino Volpicella

    In Masucci ogni immagine materializza questa doppia consapevolezza delle fonti, quella interna della propria coscienza (nota in arte come stati d’animo) e quella esterna dell’eredità storica; ovviamente, la critica si limiterà a esaminare quest’ultima, lungi dal volere ripetere gli errori della psicoanalisi dell’autore. Quel che conta è cogliere la capacità non comune dell’arte di Lello Masucci di muoversi con estrema rapidità di sintesi, e parecchia lentezza meravigliante, tra la tradizione e la contemporaneità, tra il conflitto e lo stato di grazia, tra la codificazione del linguaggio pittorico e la sua continua effrazione: si tratta di una tempesta.

    Se Masucci si limitasse a ricamare sulla memoria del Sei e Settecento napoletano per imitarli, citandone le atmosfere e i simulacri per desiderio di rivivere quella temperie pittorica, farebbe un trasloco; è quanto fanno gli « ana-cronisti» o «citazionisti», traslocano.

    Masucci al contrario attualizza i richiami a quel passato, qua come segno, là come veglia, al solo scopo di potere padroneggiare l’ignoto squassante che l’insorgere delle sue visioni, che sono immagini nuove, comporta. Lui vuole restare laddove è venuto a trovarsi per lo spostamento provocato dal flusso immaginifico che lo ha sorpreso. Ecco una tradizione ripresa con la sua più sana funzione, quella di ancoraggio a terra per meglio volare senza perdersi.

    Vesuvio
    “Vesuvio”, 1986, cm 140 x cm 110, Tecnica mista, sabbia, plastica, nylon e sabbia su tela. Proprietà dell’artista

    Ho anche pensato alla bella similitudine che certi psicoanalisti, in particolare Fornari, hanno usato quale metafora della pulsione creativa: la marcia a delfino. Come il delfino che trapassa velocemente dall’acqua all’aria nella sua marcia, così l’artista procede nel suo elemento, l’opera, muovendosi tra la vita e l’arte, il vero e il falso, la realtà e l’irreale, il sogno e la veglia, senza perdersi. E mi è parso che la falcata di Masucci, che abbraccia in un tuffo solo il Seicento e il Duemila, sia non solo un amplissimo respiro, ma volga anche all’alacrità, alla gioia e al gioco.

    Grande Installazione
    “Grande Installazione”, 1985, 38 pezzi di cm 20x50x5, Tecnica mista su tela incollata su tavola. Proprietà dell’artista

    Se per alcuni anni Masucci ha proceduto per cicli tematici, nel tempo di padroneggiare una struttura visiva che gli era sconosciuta e con l’intenzione di calmare i propri flussi interiori, peraltro inesauribili, da qualche tempo invece procede più rapsodicamente per diversioni tra una tela e l’altra, per differenze e contrasti. Rivediamo tale percorso.

    Nei primi anni Ottanta scompaiono dalle sue superfici quei nuclei figurali che si erano consolidati nella produzione precedente senza che Masucci li considerasse soddisfacenti. In un ciclo di marine che chiameremo le « Onde» aleggia la voglia di un nuovo incipit, un rinnovato inizio dal più profondo della vena immaginifica. Appaiono volute d’acqua che si ripiegano nella finzione di onde schiumanti sopra superfici dichiarate per quel che sono, letteralmente piatte. Più che di un frammento, l’onda in primissimo piano è un particolare, un blow-up, un ingrandimento di uno stato coscienziale tra l’attonito e il panico. L’immagine apparentemente astratta si rivela invece un corposo dettaglio della realtà entro cui annegare lo sguardo. Masucci procede con adagio mosso…

    Onda
    “Onda”, 1986, cm 110 x cm 140, Tecnica mista e olio su tela

    Quel che segue è straordinario. Sia il ciclo delle «Porte» che quello più comunemente applaudito, il ciclo del Vesuvio, non hanno praticamente riscontro nell’iconografia moderna occidentale: appaiono come miraggi. Il tema delle «Porte» propone una colta, finissima variazione del potere dell’invisibile attraverso il Poltergeist; il turbinio di moti d’aria, di luci, di frammentatissimi corpi molecolari, e di forze che attraversano le quattro porte del ciclo (nonché un quinto quadro, splendida progettazione della Porta degli uomini), altro non è che la potenza della pittura: i folletti sono macule e la terribilità delle scene è tuttora insita nella violenza cromatica di immagini che sono già piani interni o sequenze… Da dove Masucci abbia tratto questa bellissima eccitazione visionaria ancora non me lo spiego; e comunque non è finita. La serie delle eruzioni collegate col più vieto dei soggetti ispiratori, lo stereotipo del Vesuvio, compie un altro salto nell’audacia del pittore: rovescia lo stereotipo in un monumento del fantastico, dell’interiorità e della macchinazione mentale che trasforma le astuzie visive in un linguaggio convincente.

    Vesuvio rosso
    “Vesuvio rosso”, 1984, cm 180 x cm 150, Tecnica mista su tela

    Non solo il Vesuvio « che dorme» si è risvegliato ed emette «la pittura» col fiato dei vulcani animistici che un tempo consideravamo quali dèi del territorio; ma lo stereotipo si è anche rovesciato: il Vesuvio quasi non si vede, e lo sfiatare dell’eruzione a forma di cono rovesciato può campeggiare dunque su tutta la tela, poiché quello è il Vulcano. Là dove c’era un cliché, adesso vediamo una fiaba da Mille e una notte con immagini aeree in campo lunghissimo, anzi totale… Come le « Porte», anche le « Eruzioni» combinano l’immaginario mediterraneo essenzialmente luministico e coloristico con gli aspetti più visionari della cultura nordica che inclina alle metamorfosi; anche il gran rutto degli déi da sotto il Vesuvio è a suo modo un Poltergeist: si direbbe che Masucci abbia avuto l’intuizione geniale di tradurre il genius loci mediterraneo in una più ampia lingua extraeuropea, la fiaba in pittura.

    Tommaso Trini

    1986. Tommaso Trini, Angioletta Colucci De Goyzueta, Lello Masucci nel suo studio di Via Cedronio

    L’immaginazione è più importante della conoscenza.

    Albert Einstein

    L’artista da sempre dice: “Il soggetto della mia pittura è la pittura stessa”.

  • Lello Masucci visto da Filiberto Menna

    Testo critico di Filiberto Menna

    Mostra personale di Lello Masucci alla galleria Artivisive di Sylvia Franchi, febbraio 1985, Roma

    Dal punto di vista dell’esperienza artistica Napoli può essere definita come una immagine complessa, o, meglio come una immagine dotata di una forte ambiguità percettiva, come quei patterns che la psicologia della percezione impiega per mostrare il fenomeno dell’ambiguità tra figura e fondo.

    Napoli è la moltitudine, la folla e la vertigine della moltitudine e della folla. Un rapido spostamento dell’attenzione e l’immagine cambia: l’animazione è scomparsa e al suo posto c’è il silenzio geometrico delle architetture e delle piazze. Ancora uno spostamento e ciò che scompare, ora, è l’intera città e la figura che si accampa in primo piano dentro la cornice è quella del Vesuvio o del mare, come nel dipinto di Brueghel con il golfo visto dall’alto in una giornata invernale e il mare spazzato dal vento e le onde che fanno oscillare le navi.

    “Due Onde”, 1984 cm 200 x cm 250, Tecnica mista su tela, Collezione Madame Zames Cannes

    Per Lello Masucci Napoli è appunto questo, si è depositato nell’inconscio dell’artista e riemerge, con le intermittenze della memoria involontaria, con lé immagini ricorrenti, vere e proprie metafore ossessive, del Vesuvio, appunto, e del mare. Il mare di Brueghel? E il Vesuvio? Così come ritorna nell’immaginario di Masucci il vulcano sembra ripreso dalle vedute che rappresentano la montagna in piena eruzione con la grande massa di fuoco e di fumo che si innalza minacciosa nel cielo come una perturbante figura onirica.

    “Onda”, cm 200 x cm 250, tecnica mista su tela 1984, Collezione Angioletta Colucci De Goyzueta

    Per questa ragione l’artista abbassa il profilo della montagna, schiacciandolo sul limite inferiore del quadro e inondando il resto della superficie con il gigantesco pennacchio. Il «paesaggio» dipinto da Masucci non è quindi una veduta, una delle tante legate alla tradizione pittorica napoletana, alta bassa non importa; è piuttosto una visione, ossia una immagine colta con un occhio interno, come nel sogno. Ma anche in questo Masucci sI riallaccia a un filo che ci riporta ben addentro nella nuova cultura artistica napoletana, così profondamente nutrita di umori surreali, così intimamente, inestricabilmente legata alla dimensione dell’immaginario.

    “Il canto della Montagna”, 1985, cm 150 x cm 180, Tecnica mista su tela. Collezione Nino Volpicella

    Nell’opera di Masucci il dato reale perde perciò ogni connotazione oggettiva per acquistare i caratteri propri dell’immagine onirica in grado di racchiudere in sé significazioni diverse in virtù dei procedimenti di condensazione e di spostamento: così il grande pennacchio che fuoriesce dalla cima della montagna può essere nello stesso tempo un albero o una figura femminile ed è lo stesso che si innalza da una imbarcazione che sta affondando in un mare tempestoso.

    “Battaglia navale”, 1984, cm 100 x cm 120, Tecnica mista su tela

    Il discorso fatto fin qui potrebbe far pensare a un tipo di pittura illustrativa, a una registrazione descrittiva di immagini interne. Nulla di tutto questo nell’opera di Masucci, che è sorretta invece da una felice concretezza pittorica, da una densità e ricchezza cromatica che tanto più risaltano in quanto gestite all’interno di una configurazione notturna dell’immagine.

    Filiberto Menna

    Vesuvio rosso
    “Vesuvio rosso”, 1984, cm 180 x cm 150, Tecnica mista su tela
    Onda
    “Onda”, 1986, cm 110 x cm 140, Tecnica mista e olio su tela
  • Vitaliano Corbi parla di lello Masucci

    “Mària”, 1985, cm180 x cm 300, Tecnica Mista su tela. Collezione Maria Roccasalva

    Paese Sera 18 Febbraio 1985

    Acqua e fuoco nella coscienza

    Una pittura cresciuta sul ritmo dei battiti che scandiscono l’esistenza umana.

    Nelle sale di Villa Patrizzi, in Via Manzoni 41, rimarrà aperta per tutto il mese di febbraio una mostra di dipinti di Lello Masucci organizzata dalla Cooperativa “Città Regione” e curata da Maria Roccasalva e Lucio Morrica. Nello stesso periodo un gruppo di opere dell’artista napoletano, introdotte in catalogo da Filiberto Menna, sarà esposto nella galleria “Arti visive” di Roma. Non è la prima volta che Masucci presenta al pubblico il suo lavoro, ma si può dire che in quest’occasione, con una serie di opere del 1984 e del gennaio di quest’anno, egli ha potuto dare una misura esatta del suo valore, che è davvero grande, non solo in rapporto alla situazione napoletana.

    Nei dipinti recenti di Lello Masucci si sono venute delineando due serie tematiche: la prima, che diremmo “marina”, è culminata nella spettacolare composizione intitolata “Mària”; la seconda si è sviluppata intorno a alla visione del Vesuvio, rappresentato ora con un pennacchio enorme, cresciuto fino a riempire quasi tutto lo spazio aperto, tra mil cielo e il mare, ora nel momento di più violenta attività eruttiva. Ma, in realtà, le due serie sembrano sottendere un medesimo nucleo di immagini, poiché il movimento delle onde, che si gonfiano e s’impennano contro il cielo, è simile a quello del flutto di fuoco scagliato in alto da Vesuvio, come è simile, nell’una e nell’altra serie, l’impressione, insieme paurosa e liberatrice, di una forza primigenia che rompa l’ordine superficiale della realtà, di quella nostra, interna, non meno che di quella esterna, del mondo fenomenico.

    La pittura di Masucci, anche quando si distende in una declinazione formale di compiaciuta elegaìnza, con una interessante ripresa di motivi Deco, come accade, ad esempio nel bel “Canto della montagna” con la sua preziosa sonorità di azzurri, di neri e di ori, rivela sempre qualche rapporto con gli strati profondi ed oscuri dell’animo, da cui si direbbe che l’immagine emerga con un denso alone di significati, per collocarsi in bilico sul crinale tra il versante di una splendids evidenza figurativa, dove ò esposta alle suggentioni di un’arte grandiosamente spettacolare e di virtuosistica esecuzione pittorica, e quello di un inquieto simnolismo onirico, da cui provengono i segnali di una situazione esistenziale vissuta angosciosamente.

    Ma se è vero, dunque, che quesste immagini di acqua e di fuoco sorgono dall’inconscio, esse tuttavia, nel loro percorso verso la luce della coscienza, attraversano la storia dell’uomo e della sua civiltà artistica, Da questa riportano molto più che qualche frammentaria testimonianza di stili diversi: si tratta, infatti di una singolare duttilità del linguaggio pittorico, quasi una sua interna disposizione metamorfica che si manifesta appunto nei continui slittamenti delle forme linguistiche, prima ancora che nei contenuti della rappresentazione. così in uno stesso dipinto, ed entro la sostanziale unitàmdell’immagine, si passa ad una mobilissima trama si segni, del loro ossessivo pullulare, come negli spazi eccitati e turbolenti di Tobey, al ductus ampio e sicuro della pennellata, che sottolinea, come in certi dipinti seicenteschi, l’andamento plastico della forma, che arriva ad un tal punto di evidenza da produrre l’effetto opposto, e leggermente straniante, di una ordinata pettinatura del colore sul piano. Così, ancora, l’insinuante arabesco di sapore Liberty precipita nell’impeto di una gestualità informale o si blocca in una materia cromatica segnata da tracce e da graffi, da impronte di mano, da imprimiture di stoffe e di altri oggetti.

    Vesuvio, 1985, cm 150 x cm 180, Tecnica mista su tela. Collezione Nino Volpicella

    Il processo metaforico, ovviamente, si legge più facilmente sul piano della figurazione del pennacchio di fumo in albero e in donna alla sovrapposizione, cui si è già accennato, delle due serie tematiche, che infine, nell’ultima opera del 1985, si fondono inestricabilmente, facendo affiorare il Vesuvio dai flutti e trasformando il fumo nell’alta cresta dell’onda. Questo processo, investendo la struttura stessa dell’immagine, ne rafforza la dimensione temporale, nel duplice senso della durata nel tempo e dell’instabilità percettiva, come è evidente quando un effetto di aerea lontananza diventa, durante la lettura, un’accidentata presenza materica. Più in generale, si può dire che la pittura di Masucci è venuta crescendo proprio sul ritmo dei battiti che scandiscono l’esistenza umana, tra impulsi di gioiosa vitalità e cedimenti di improvvise paure, proiettandoli, però, sullo schermo dell’immaginario, in un gioco dove s’affacciano e si scambiano continuamente di ruolo le figure di Eros e di Thanatos.

    Vitaliano Corbi

    Danza
    “Danza nel cratere”, 1986, Tecnica mista su tela, cm 230 x cm 350
    “Vesuvio”, 1984, cm 100 x cm 120, Tecnica mista su tela
  • Palazzo Reale: “Ultimi 40 anni della scultura a Napoli” 1989

    Testo di Gino Grassi

    “Colosseo grigio”, 1987, cm. 160 x cm 200, Tecnica mista e collage stoffa e ferro su tela


    Lello Masucci, come ho già detto, è un artista di complessa personalità che si addentra, attraverso un discorso denso di significative metafore e rafforzato da frequenti influssi concettuali, nel corpo delle interrelazioni con i fenomeni elementari, per riscoprire, attraverso l’azzeramento del colore e del concetto stesso di opera, comportamenti minimalistici. La sua più recente ricerca, intitolata “Il minimo per sollevarsi da terra” (in più di un caso il “minimo” è la scala) pone il problema dell’alzarsi da terra con il minimo indispensabile, tenendo a disposizione quasi lo zero e riuscendo lo stesso a sollevarsi.

    “Minimo per sollevarsi da terra” istallazione, 1988, cm 350 x cm 50 x cm 300, Legno dipinto.

    Nella Mostra di Palazzo Reale Masucci presenta proprio un’opera di questo ciclo, che è costituita da un dipinto in cui è raffigurato un cielo attraversato da nuvole, un grande cielo cupo, e, in contrapposizione una scala di nylon che pende dall’alto e che è stata posta dall’artista di fronte al dipinto, anche se con lieve sfalsamento verso sinistra. La scala, quasi inesistente com’è, diventa, per la propria leggerezza, un simbolo del “minimo”. Per giunta il passaggio dei visitatori finisce per creare un movimento dell’oggetto, agitato da un lieve spostamento d’aria; un movimento quasi impercettibile ma in chiara contrapposizione della stasi offerta dal dipinto che è immobile sulla parete.

    Minimo su carta
    “Il Minimo per sollevarsi da terra”, 1988, cm 50 x cm 70, Tecnica mista su cara collage legno, ardesia e olio su carta.

    L’idea del movimento non è nuovo nell’opera di Masucci che ricorre spesso a soluzioni quasi cinetiche o optical ma inserite in un contesto figurativo.

    Mostra Minimo per sollevarsi da terra
    Palazzo Reale, 1988, Mostra “Gli ultimi 40 anni della scultura a Napoli”.-Il Minimo per sollevarsi da terra”.

    Artista che ha ottenuto, in questi ultimi anni, vasti riconoscimenti dalla critica italiana, Masucci era partito da una forma assai personale di Surrealismo, ben poco napoletano, pur rappresentando il pittore-scultore umori tutti nostri. La sua ricerca aveva colpito non poco Filiberto Menna. Anche Tommaso Trini, in uno scritto pubblicato recentemente a Milano per recensire una Mostra del pittore napoletano, aveva trovato assai interessante la ricerca di Masucci, definendola “un’appassionante pittura delle scaturigini, dove tutto è moto e metamorfosi”. “Masucci, dice Trini, sa orchestrare i più diversi registri del linguaggio con un’alta temperatura, sia emozionale, sia mentale.

    Gino Grassi

  • Lello Masucci visto da…

    Michele Buonomo

    Il Mattino del sabato 15 marzo 1985

    Vesuvio bianco 1985 Olio su tela, 140 × 110 cm, XXX Premio Termoli 1985 – Museo MACTE

    Lello Masucci, Opere recenti. Villa Patrizi, via Manzoni 41. Fino al 25 marzo.

    Se i «luoghi» per eccellenza della pittura napoletana sono il mare, il cielo e il Vesuvio con la sua immagine volta a volta minacciosa o sorniona, nella pittura di Lello Masucci ritornano nella loro essenza emblematica più forte ed evocativa.

    La riproposta del topos non ha niente a che vedere però con una facile citazione o peggio ancora con una sorta di rimando agli accenti del «paesaggismo posillipino», vanto e condanna di tanta pittura napoletana, «per Lello Masucci – scrive Filiberto Menna – Napoli… riemerge, con le intermittenze della memoria involontaria, con le immagini ricorrenti, vere e proprie metafore ossessive, del Vesuvio, appunto, e del mare. Il mare di Brueghel? E il Vesuvio? Così come ritorna nell’immaginario di Masucci il vulcano sembra ripreso dalle vedute che rappresentano la montagna in piena eruzione con la grande massa di fuoco e di fumo che si innalza minacciosa nel cielo come una perturbante figura onirica».

    Questa sua dimensione visionaria tocca momenti di forte suggestione espressiva attraverso un sapiente e quasi alchemico uso della materia pittorica trattata con forza, con densa e secca velocità, senza mai perdere un caratteriale forte accento lirico.

    Masucci nei suoi grandi (spazi pittorici ritrova una sorta di gusto per la lotta, per il corpo a corpo con la natura dell’arte in romantica solitudine. La stessa che, probabilmente, attanagliava Turner quando dipingeva i suoi deliri cromatici o quelli ancora di Caspar Friedrich quando si «perdeva» nelle brumose vedute del Nord.

    In questo senso, per questa sua empatia, la pittura di Masucci è ancora tutta nel solco della Storia e a questa storia può offrire un contributo certamente non marginale.

    cm. 160 x cm 200

    Avvicinandoti al centro dell’articolo, questo paragrafo offre l’opportunità di collegare idee precedenti con nuove intuizioni. Usa questo spazio per presentare prospettive alternative o rispondere a possibili domande che i lettori potrebbero avere. Trova un equilibrio tra profondità e leggibilità, assicurandoti che le informazioni rimangano facilmente comprensibili. Questa sezione può anche servire come transizione verso i punti conclusivi, mantenendo il momentum mentre guidi la discussione verso le sue fasi finali.

    Conclusione con approfondimenti chiave

    In questo paragrafo conclusivo, riassumi i punti chiave trattati nell’articolo, rafforzando le idee più importanti. Incoraggia i lettori a riflettere sugli approfondimenti condivisi o offri consigli pratici che possano applicare nella loro vita. Questa è la tua occasione per lasciare un’impressione duratura, quindi assicurati che i tuoi pensieri finali siano incisivi e memorabili. Una conclusione forte non solo lega l’articolo insieme, ma ispira anche i lettori a coinvolgersi ulteriormente.

  • 2009 Personale al PAN

    Dal Catalogo ELRCTA Testo critico di Mario Franco

    Nell’ossimoro del permanente effimero si muove la nuova industria culturale attraverso l’uso espanso del computer, che unisce l’informazione ed il divertimento, la storia ed il contemporaneo, una immensa informazione e l’intorpidirsi di ogni coscienza storica, l’immagine come probante reperto e le sue possibili manipolazioni come negazione documentaria. Se sembra essersi realizzata l’utopia di unire arte e vita, è anche vero che la funzione poetica o estetica si è spostata dagli ambiti tradizionalmente considerati artistici per essere ovunque (dobbiamo a Roman Jakobson la fortunata teoria delle funzioni del linguaggio verbale che già nel 1963 analizzava la “funzione poetica” di uno slogan propagandistico come / like /ke).

    Da considerazioni di questo tipo nasce la necessità di interrogarsi sulla potenzialità informatica come dispositivo, tra l’eterogeneità dei codici e la pluralità dei livelli di significazione. L’Età Paleocybernetica (la definizione è di Gene Youngblood) nella quale viviamo, ha cambiato concetti fondamentali come l’intelligenza, la morale, la creatività e la famiglia. Ed ovviamente l’arte: «La rete intermedia ha reso tutti noi artisti per delega. Un decennio di televisione è pari ad un corso di arte drammatica … il fascino dell’attore è finito – si potrebbe far meglio noi stessi»1.

    L’artista deve diventare uno scienziato synaesthetic. Agire come un Superego e rendere obsoleto il tradizionale concetto d’arte. L’arte «synaesthetic» è la sintesi degli opposti percepiti simultaneamente. I vari processi che intervengono nell’arte di sintesi attraversano i confini riconosciuti dei media e fondono i confini dell’arte con le espansioni possibili e le qualità visuali dei media, intesi come estensione e potenziamento dei sensi. L’arte sinestetica comprende le performances dal vivo, le animazioni sperimentali, la computer art, il video, i film olografici, le polivisioni e i labirinti di proiezioni, gli schermi giganti e le esperienze immersive, le multivisioni ipertecnologiche, le ambientazioni visivo-sonore avvolgenti.

    Lello Masucci si muove in questo ambito. La sua scrittura poetica, ad esempio «Keywords», utilizza il «cut-up» che dai surrealisti a Burroughs ha connotato la forma della nuova poesia, ma servendosi dei meta-tag HTML per i motori di ricerca nel web. Il risultato è un testo che riflette sull’alterazione del registro emozionale, in una società nella quale un logos sempre più unilaterale e omogeneo ha ucciso mito, racconto, metafora, progettando condizioni ed eventi superficiali, estranei all’universo simbolico degli uomini. Il richiamo alla poesia del passato (una stravinskyana nostalgia dell’armonia perduta) si realizza in un libro-oggetto in copia unica, rilegato in pergamena come un volume del ‘700. Entro questo involucro, «Keywords» è un poema che l’autore definisce «di poesia numerica». Ovvero di decostruzione delle tecniche creative in un «metamedium» che unisce il computer alle arti precedenti, non solo con finalità di rinnovamento e di costruzione di linguaggi, ma anche con finalità sociali, arrivando così a proporre una dimensione comunicativa e relazionale delle tecnologie elettroniche, una loro funzione interattiva interpersonale e sociale.

    Allo stesso modo il videofilm «Final Cut – Ultimo Taglio» si sottrae a qualsiasi sintassi cinematografica ed a qualsiasi idea di fotogenia, per utilizzare un montaggio che altera il ritmo delle immagini in rapporto allo spazio e al tempo, poiché l’immagine digitale mette in discussione il concetto stesso di cinema, che non si presenta più come prodotto finito, ma come un segmento del tempo di un segnale continuo. Ciò rende possibile una visione basata sulla trasformazione e non sulla transizione. Si tratta di esperienze che, indipendentemente da criteri estetici che sono sempre meno definibili, riflettono sul sistema dell’arte, e sul suo continuo complessificarsi, per fornire gli strumenti di osservazione di un cambiamento epistemologico senza il quale non saremmo in grado di comprendere né la condizione dell’arte contemporanea né il più generale rapporto cognitivo ed esperienziale dell’uomo con il mondo.

    La metafora del «diventare un angelo», che nel film impegna il personaggio-vita, è quella che segna il percorso dai processi di rappresentazione mimetica alle piattaforme performative che, rimettendo in gioco l’idea stessa di realtà, si caratterizza per le dinamiche evolutive dello sguardo in vista di quella combinazione di forme che caratterizza la comunicazione nel suo insieme. Il film è nato negli spazi del Pan attraverso trenta laboratori ai quali hanno partecipato attori, studenti, collaboratori.

    Le citazioni innumerevoli di cui si compone la sceneggiatura (a partire dal titolo che richiama il famoso software per il montaggio della Apple), sottolineano la perdita irreversibile della fonte, sono depistaggi deliberati, puro materiale testuale. Le parole sono una componente che sottolinea la dissomiglianza dell’uguale. La Letteratura e gli Autori sono il non-luogo lacerato della biblioteca di Babele. È qui che il permanente effimero dell’industria culturale collabora alla messa a punto di un immaginario performativo, che veicola livelli di artisticità spiegabili soltanto attraverso il coinvolgimento soggettivo nella realtà osservata.

    Dal passaggio delle immagini tradizionalmente percepite con lo sguardo (dove il concetto di continuo e connesso era ancora legato al medium della scrittura), siamo giunti all’esperienza delle immagini che richiedono un coinvolgimento polisensoriale e interattivo sostenuto dalle logiche della comunicazione digitale. Su questi presupposti non si tratta più di analizzare criticamente un’opera – concetto reso obsoleto proprio dai cambiamenti di semantica dell’arte contemporanea – quanto di individuare le possibilità di rendere visibile ed esperibile il virtuale.

    La volontà di integrare l’esperienza artistica al suo fruitore, e produrre perciò un’esperienza totalizzante, è particolarmente evidente in «Poema notturno rosso», ultimo lavoro del Masucci, che per realizzarsi ha bisogno di un software informatico che permette ad un «lettore» del sito web appositamente costituito di diventare un co-autore.

    Masucci definisce la propria multiforme produzione artistica in vario modo, ma sempre in rapporto alla poesia (etimologicamente, «poiêin») al «fare»: scultopoesia, videopoesia, poesiavisiva, in un rapporto evolutivo fra arte e media, per rappresentare sfondi coinvolgenti anche a livello emotivo nel complesso scenario della società dello spettacolo e della cultura del loisir, ma anche per realizzare la concezione wagneriana dell’opera d’arte totale che può essere considerato uno dei temi cruciali dell’auto-osservazione artistica del Novecento, e che resta l’obiettivo perseguito dai new media e dalle tendenze espressive che si sviluppano in omologia con la comunicazione. Le Avanguardie Storiche, com’è noto, e poi il Fluxus, hanno perseguito l’idea di una commistione di forme, strumenti, linguaggi per potenziare la relazione con l’audience: la multimedialità come strategia di sradicamento delle barriere (fra generi, attori e spettatori, cerimonie e partecipanti, e così via).

    Infine il fare (la poesia) digitale, il computer, nel suo qualificarsi come medium catalizzante e formidabile dell’immaginario collettivo, nuovo contesto percettivo e cognitivo, è stato usato per proporre esperienze diversificate, in grado di rispondere alle richieste di un settore in continua evoluzione, in un’ottica di frammentazione del tempo disponibile. La simbiosi tra arte e tecnologia passa anche attraverso la capacità visionaria dei new media, attraverso un coinvolgimento sensoriale sempre più spinto. Vogliamo un’immagine immersiva, stereoscopica, un estensione della visione ottenuta abolendo ogni forma di cornice dal campo di visione (si pensi alle realizzazioni Omnimax, IMAX). La possibilità di vedere l’invisibile (e quindi, secondo la metafora di Masucci, «diventare un angelo») significa percepire grandezze che non potrebbero essere colte solo con lo sguardo. In quest’ottica la svolta generata dal computer (macchina come mind-machine) e dalla cibernetica come scienza delle connessioni fra macchine ed esseri umani, coinvolge l’arte in molteplici e inevitabili direzioni.

    Siamo diventati animali digitali quasi senza farci caso. Abbiamo in casa un televisore Full-Hd, nelle nostre stazioni ferroviarie le informazioni ci vengono date da un Avatar. Quando scriviamo, cerchiamo nomi e notizie su Google. Il nostro modo di parlare e di pensare si è modificato, adottando nuove terminologie che definiscono nuovi ambiti concettuali.

    Se individuiamo una possibile chiave di lettura nei nostri comportamentiattraverso l’uso di neologismi, dovremo porre la “langue” al centro dell’interpretazione del pensiero: il linguaggio ha plasmato il tempo, lo spazio e il numero… Ma oggi, le dinamiche comunicative dei media lasciano trasparire le potenzialità dell’immagine dialettica, mostrano l’essenzialità come luogo del surreale, giungono a conclusioni antitetiche rispetto al senso e al valore del logos.

    Se da un lato le arti visuali ricercano l’estensione delle immagini, dall’altro il superamento dei confini dello schermo ci accompagna verso una specie di «osmotica interpenetrazione» fra l’osservatore e l’immagine al computer, che ha costruito un terreno fertile per l’immaginario tecno-sociale fino aInternet. L’evoluzione del rapporto fra arte e media va collocata nel lavoro dapprima solitario degli artisti, per giungere all’attuale network globale. E non potrebbe essere diversamente, visto che l’evoluzione del sociale, attraverso la comunicazione, dissolve concetti che apparivano consolidati e immutabili.

    L’arte, come luogo privilegiato di osservazione, rende visibili questi passaggi attraverso la messa in crisi dell’autorialità, a favore dell’autore collettivo: dall’idea hegeliana dell’operacome un tutto chiuso e autonomo – espressione sociale e ideologica culminata nella tesaurizzazione museale degli artefatti – all’idea di processo, come iter di creazione mai concluso, work in progress, evento non lineare, opera aperta, basata sul dissolvimento dei limiti spaziali e temporali fissi, sulla dislocazione della centralità dell’autore e che richiede la collaborazione di soggetti disposti a partecipare. Sempre più l’Opera si caratterizza come localizzata in un framework di relazioni comunicative e l’Arte come relazione fra esseri umani e immagini.

    Certo, non tutto nell’arte contemporanea e essenzialmente virtuale, poiché, nel suo approccio al mondo, essa si costituisce come produzione ed elaborazione di sentimenti e di passioni, ma nella riscrittura del senso, l’arte è in un costante flusso metamorfico, in un paradiso artificiale che non ha nulla da invidiare al mondo della virtualità. Il corpo stesso, divenuto «tecnologico», scopre nuove dimensioni, si muove all’interno di un habitat del tutto tecnologizzato, si trasforma ed interagisce con mezzi che gli consentono un diverso rapporto con le cose e con la percezione in generale. Con una duplice conseguenza: la prima focalizza questo rapporto come perdita e mancanza del punto di riferimento tradizionale della percezione, come alienazione dell’ambito naturale e del mondo fisico; la seconda, intende la nuova condizione come apertura di orizzonti del tutto nuovi e sconosciuti.

    L’artista aspetta al varco i sistemi mediatici nel loro punto di inerzia, là dove si arrestano, dove al di là non c’è più niente, e nessuna rappresentazione è più possibile. E quello che Jean Baudrillard definisce come «la potenza del significante insignificante, la potenza del significante insensato […. la seduzione pura del significante nullo, del termine vuoto, la forza della magia rituale e dell’incantesimo, il fascino del vuoto, come nella vertigine fisica del baratro o nella vertigine metaforica di una porta che si apre sul vuoto.»2. Per l’artista l’ebbrezza prodotta dall’immersione nella rete intercomunicante e multimediale è luogo di confine tra lo stato di coscienza e lo stato onirico. Il computer è vissuto nella sua qualità di medium che si apre sul mondo, che elabora e riflette la vita moderna, scissa e sclerotizzata.

    L’immagine computerizzata, essendo il prodotto di un insieme di scelte e di tecniche combinate, mostra, più di qualsiasi altra forma tradizionale di espressione visiva, il carattere essenziale della modernità: il suo essere una realtà incrinata, rotta al proprio interno e visibile solo come insieme.

    1 Vedi Expanded Cinema by Gene Youngblood, A Dutton Paperback, New York 1970. Prossimo editore italiano, (nel Maggio 2009) CLUEB nella Collana: Mediaversi. L’Era Paleocibernetica è una definizione che combina due nuclei semantici carichi di significato: «il potenziale primitivo associato al Paleolitico e le integrità trascendentali dell’”idealismo utopistico pratíco” associato alla Cibernetica. Cosi io lachiamo Era Paleocibernetica: un’immagine di fisico atomico irsuto, ricoperto di pelle di daino, scalzo, ma con un cervello pieno di mescalina e di logaritmi, intento a elaborare l’euristica di un ologramma generato da un computer […] E l’alba dell’uomo: per la prima volta nella storia saremo presto abbastanza liberi per scoprire chi siamo veramente».

    2 Jean Baudrillard, Della seduzione, SE Milano 1997.

    Mario Franco

  • Un’idea di Arcangelo Izzo sulla pittuta di Lello Masucci

    “La profondità va nascosta. Dove? Alla superficie”. (Hofmannsthal)

    La superficie del quadro è la pelle di Marsia, che nasconde la profondità di una sfida (la pittura) al dio Apollo (l’arte). Il ritrovamento di uno strumento (techne), abbandonato dalla dea delle arti e delle scienze, spinge il satiro frigio alla contesa, nel corso della quale la mutilazione dell'(h)eroe non elimina la tensione e l’ardore di una passione: la pelle di Marsia, sospesa all’albero, come il quadro alla parete, continua a vibrare ad ogni passaggio di Apollo, ad ogni nota, ad ogni confronto di qualità.

    Il “fuoco” dell’iniziato non si spegne mai del tutto, anzi riattiva il potere di ri-sentire, ri-costruire, ri-trovare, dal momento che la tortura e il sacrificio alludono simbolicamente al mutamento di costume, al cambiamento dello stile di vestire e di abbigliarsi. La metafora insita nel mito, rimanda inoltre al desiderio e alla gioia di uscire “extra se”, di liberarsi dalla prigionia dei suoi limiti naturali, della guaina di uno schema, di una sigla, di una tecnica paralizzante.

    Tutta giocata all’interno di questo discorso, si muove la pittura di Lello Masucci che, tela per tela, stende sulla superficie del quadro la materia e i colori con la felicità della mano che corre, con la gioia dell’occhio che cerca e trova, con l’”intelligenza” di una tecnica sapienziale che cattura e fissa il “fenomeno” , ma anche con la sensazione che il significato di essa si dà solo nello specchio, nella parvenza, che schiude l’unico accesso all’arte in quanto ne dà la parte velata, ne copre il valore con una facciata, con uno stile e una mobilità trasudante e vibrante.

    La “pelle”, la textura e la stesura della sua pittura svelano che la vera natura della materia non comincia da nessuna parte e che l’unico atteggiamento possibile del pittore di fronte alla realtà non è più di dominio, ma di “meraviglia”.

    Il “thaumazein” (meravigliarsi e meravigliare) si manifesta e diventa il “proton kai meghiston” (la cosa prima e la più grande), la radice del mito, senza il cui sfondo non si ha né presente, né futuro.

    La superficie dipinta diventa, allora, lo spazio del chissà “dove”, in cui non si può riconoscere un senso che a prezzo di un’operazione violenta, ma anche il luogo di una magia che trasforma la “tela” in “telum”, che attraversa e impollina l’area di araturae semina dei colori, e che con l’avidità dello sguardo mira al “fondo” con la stessa intensità, con la quale il dardo (telum) tende al bersaglio, cerca il “centro”.

    Questa “meraviglia” che è alla base della sua pittura, è per Lello Masucci uno dei modi di far parlare la vita e la storia attraverso l’arte: il presente che ci circonda e il passato dietro di noi sono entrambi ugualmente reali e ugualmente fittizi. Le “catastrofi”, “violenze”, le gioie, le “delizie” (titoli e cicli di opere) sono come le “rovine” del passato: non si possono ricostruire che a rischio di una simulazione, ma contengono i semi e i segni di una incancellabile civiltà, dell’avvento e del passaggio ad un altro e nuovo modo di vita. Persino il terremoto preclude ad una ricostruzione altra. Al suo interno questa poetica contiene un insieme di preziosità, concentrate in frammenti, che compongono un discorso sul secondo linguaggio, attraverso il duplice riferimento dello “strano” e del “dettaglio”.

    Lo “strano” è l’estraniamento dalla pittura, che viene dall’”altrove” e che, perciò, si stupisce, si denaturalizza.

    Il “dettaglio” rimescola le “carte” e, giocando d’anticipo, instrada il riporto verso uno sviamento della pittura che si “mostra” e assorbe se stessa, le sue tracce, i suoi resti.

    Anche la citazione non riguarda più unicamente l’immagine e la rappresentazione, ma diventa un libero gioco di tecniche (collage, frottage), di stili e riproduzioni culturali del passato.

    Recuperati e reinventati, questi stili vanno nella direzione della scoperta di quella meraviglia che ride e ironizza su ogni illusione che voglia irrorare o rifondare gli impossibili “valori” della metafisica. Ciò non significa, d’altra parte rinuncia, ma rilancio della “finzione” che riporta al regno dell’indicibile, riconduce alla profondità nascosta sotto la superficie.

    Il “quid mirum” della superficie

    “Ha avuto il pregustamento di una visione e mai la visione stessa – tuttavia è restata nell’anima sua un’immensa avidità di questa visione, e da questa avidità egli attinge l’altrettanto immensa eloquenza del suo desiderio e della sua fame divorante”.

    Dal fascino del non finito, la coscienza dell’apparenza genera lo stato di sorveglianza e di veglia della pittura. Come il monello e il giullare di Nietzsche, Masucci sente che “deve continuare a sognare se non vuole perire, allo stesso modo in cui il sonnambulo deve continuare a sognare, per non piombare a terra”.

    L’”apparenza”, allora, non è l’opposto di una qualche sostanza, ma “è ciò stesso che realizza e vive”, che “mantiene” l’universalità alle chimere dei sogni e ne assicura la durata. Nel pregustare la visione e nel prolungarne la durata, egli sente il flusso delle apparenze organizzarsi ciclicamente in ricordi colorati, poetici, fantastici. Nel giardino dei miei ricordi, vola il rosa’ è infatti un quadro di incantamento in cui la condizione primaverile botticelliana sembra attraversata dal fremito dei fiori di Monet; in Ricordando una notte su un prato’ i colori acquistano i movimenti e la grazia che lievitano il vivissimo stupore e la candida sorpresa della poesia dei “frammenti” del Leopardi, cantare del non definibile; mentre in ‘Vola un pesce a bassa quota’ la fantasia colorata del pittore sembra animata dalla stessa tensione del circumnavigatore del mediterraneo.

    Su questo mare si affaccia Partenope, la città sempre nuova, la “polis” che rinnova sempre (nea) il mito della sua “meraviglia”, del suo essere luogo di tutte le rivoluzioni e le deviazioni, e per ciò stesso punto di riferimento per tutti i fatti e gli eventi dell’arte che in esso scoprono un esemplare modello.

    Qui – dice Masucci – la morbosità mobilita le emozioni e ci fa vivere altre vite, altri paesaggi, altre immagini, forme e figure sempre differenti, come in un racconto di avventure. Perciò puoi dire a Plinio che a Napoli la conoscenza e la scienza non richiedono indispensabilmente la morte, ma una riflessione comune sulle città che muoiono nel mondo, come gli uomini, come le donne, come i bambini.

    Per un effetto di una tale ebrezza, cambiano le sensazioni di spazio e di tempo: immense distese vengono abbracciate per la prima volta; le mani diventano più abili; lo sguardo si estende su maggiori moltitudini e vastità; l’occhio si raffina per la percezione di molte cose piccolissime e fuggevolissime; l’artista diventa una “mantide” che, con la sua “sensualità intelligente”, aggredisce e divora avidamente e insaziabilmente, ma avanza con leggerezza e agilità rivelando la fortezza della sua potenza e della sua presenza come piacere, come pezzo di bravura, come avventura, impavidità, natura incurante.

    In questa condizione – afferma Masucci – ti vengono incontro i “Soprintendenti alle feste dell’esistenza”: sia quelli che operano rispetto alla natura continue trasgressioni e rivoluzioni (Leonardo, Gericault, Caravaggio, Max Ernst), sia quelli che mirarono ansiosamente alla sua perfezione (Watteau, David, Klimt).

    Così anche quando finisce a poco a poco, con l’amare per se stessi l’estrema finezza e magnificenza del colore, la nettezza della linea, la sfumatura tonale, l’artista sente, NEL FONDO, la deviazione della natura come espressione di un’elevata ed eroica innaturalezza e finzione.

    Riferimenti:

    H. von Hofmannsthal: Buch der Freunde

    F. Nietzsche: La gaia scienza

    M. Heidegger: Sentieri interrotti

    R. Barthes: Le uscite del testo

    G. Vattimo: Le avventure della differenza

    Hauser: Storia sociale dell’arte

    Arcangelo Izzo

    Napolinotte

    Domenica 14 – Lunedì 15 Aprile 1985

    Mostra a Villa Patrizi

    Masucci si rifà a Preti e Giordano

    A Villa Patrizi, la mostra i di Lello Masucci fa dire a Filiberto Menna che l’artista “si riallaccia ad un filo che ci riporta ben addentro nella nuo-va cultura artistica napoletana così profondamente nutrita di umori surreali, così intimamente, inestricabilmente legata alla dimensione dell’immaginario”. Per sua stessa ammissione, Lello Masucci afferma di aver appreso il ‘mestiere’ del pittore guardando avidamente le opere di Mattia Preti e di Luca Giordano, affascinato dai ‘climi’ di quei dipinti e dalle tensioni che in essi scopriva, dalle tecniche che sapevano, ‘usare con un’abilità proverbiale’. Una formazione che guardando ai modelli, si è rifatta sempre, che ascoltando i padri ha rivolto la mente alle essenze, al rapporto fisico col mondo, alla dipendenza, dell’uomo dalla natura. Perciò le sue “montagne” cantano; i suoi “vulcani” eruttano vulve impollinate; le sue “onde” violentano la superficie del quadro e infrangono la tela. L’immagine della forma in Masucci non è onirica, non deriva e non rinvia ad un altrove: è sensuale ed essenziale; ha una luce e una densità cosi fiere da arrestare la realtà stessa. La sua pittura ha una complessità barocca, percorsa da “nuances” moderne.

    Arcangelo Izzo

  • CV Lello Masucci

    1972 Maggio Incontro con Julian Beck e Judith Malina del Living Theatre

    1976 Napoli – Campania Proposta Uno – Galleria Turchetto: “Cubo identità dimensione documento” Azione di Teatro sperimentale – Performance

    1976 Napoli – Galleria Vanvitelli: “Cubo identità: dimensione documento” Milano – Press Art Agency: “Cubo identità: dimensione documento” Bologna Arte-Expo: “Cubo identità: dimensione documento”

    Tokyo – Ginza Chou – Ku: “Cubo identità: dimensione documento” – Video.

    1979 Napoli – Spazio laboratorio per bambini. Ne é promotore, questa esperienza termina nel 1982

    1982 Napoli – Fonda la “Libera scuola di pittura” e la rivista alternativa “Attuale” 1984 Napoli – Castel dell’Ovo – Personale

    Milano – Galleria “Il Milione”

    Capri – Chiesa di S.Teresa – Personale 1985 Napoli – Villa Patrtizi – Personale

    Roma – Galleria Artivisive di Sylvia Franchi – Personale Klagenfurt – Kärntner Landesgalerie

    Granada – Galeria de Arte Palace

    Basel – Art 16 ’85, Internetional Art Fair

    Haut de Cagnes (France)- Festival International de la Peinture –

    XXX Mostra Internazionale d’Arte: Premio Termoli – Castello Svevo – Premiato – Il Museo Castello Svevo acquista una sua opera: “Vesuvio” –

    1986 L’Aquila – Castello Cinquecentesco -Personale . Il Museo di Stato de L’Aquila acquista una opera: ” Autoritratto” –

    1986 -XI Quadriennale Nazionale d’Arte, Palazzo dei Congressi, EUR, Roma, (maggio – agosto 1986). Rifiuta l’invito di Filiberto Menna a partecipare alla Quadriennale di Roma sezione “Ricognizione Sud”. 

    1987 Musée de Saint Paul de Vance – Personale

    Premio Città di Marsala – Palazzo Spanò Burgio – Marsala – Premiato. Il Museo Civico acquista opera: “Senza titolo”

    1988 Napoli – Biennale del Sud -Accademia Belle Arti

    Erice – “Mediterranea: il Mare, i Luoghi, il Mito, ” a cura di F. Menna Milano – Galleria d’Arte Borgogna – Schubert Personale

    1989 Napoli – “Napoliscultura: gli ultimi 40 anni della scultura a Napoli” Palazzo Reale Napoli – Realizzazione del grande murales mq 150 nella sala congressi dell’ Hotel Continental, e di 70 tele

    1990 Sorrento – “SorrentoArte” – 1°Premio.

    1990 –1999 Esperienze di Laboratorio di teatro interattivo Il Teatro e nuove tecnologie

    Il multimediale: Photoschop, Director, Illustrator, Premiere, Cinema4D

    Internet: Teatro e reti telematiche

    1991 Tokyo – Tokyo Art Expo – 200 mq di esposizione Personale

    1992 Zurigo – Ritratto della Principessa Lyuba Manz

    1993 Napoli – Hotel S.Lucia: Realizzazione di 15 opere olio su tela 

    1994/95 E’ tra i primi nel sud Italia a creare un nodo intenet (dim.it). Crea la prima

    Galleria telematica d’Arte. Redige e divulga in Internet il MANIFESTO DELL’ARTE DIGITALE

    1997 Continua la ricerca sull’arte digitale. Pannelli a cristalli liquidi con forme astratte in movimento. 

    1999 / 2000 Crea una WebTV: ArtTV2000.

    2000 aprile Start-Up Napoli: Evento Teatrale che coinvolgeva vari laboratori teatrali napoletani – Chiostro e sale interne del Complesso Monumentale di S. Maria la Nova Crea il Laboratorio di Teatro Interattivo “Atelier Multimediale”

    Eventi teatrali multipli e contemporanei – Evento Teatrale in videocomunicazione, Videoistallazioni , videopittura e nuovi esiti di scenografia elettronica.

    2000 Mostra Personale al Maschio Angioino “On the air” opera digitale nella Sala Carlo V e Antologica nella Sala della Loggia. Videoistallazione alla sala Carlo V del Maschio Angioino – Eventi di Teatro virtuale – Tecniche televisive via Web – Videoistallazione teatrale 

    Chàteau Musée acquista una sua una sua opera

    Fonda il laboratorio teatrale “Atelier Multimediale”

    2001 Fonda la “lellomasucci art studio” per i giovani talenti dell’arte contemporanea. Crea in Internet un sito www.lellomasucci.com che vuol essere un’opera di poesia elettronica.

    Napoli Laboratorio di Teatro Interattivo Diretto da Lello Masucci

    Napoli “Seicento napoletano – elementi di laboratorio di teatro interattivo” Ed. Ateliermultimediale – Autore: Lello Masucci

    2002 Comincia la serie di rappresentazioni di teatro interattivo in tutta la regione Campania

    Citato con una gigantografia di una sua opera nella libreria della Villa vesuviana “Villa Bruno” – progetto dell’arch. Aldo Capasso.

    Maggio Maggio dei Monumenti Napoli – Seicento napoletano – 12 rappresentazioni di teatro interattivo: Eruzione del Vesuvio, Masaniello, La Peste tutti scritti e diretti da Lello Masucci

    Agosto Teatro Interattivo ad Ischia Isola d’Ischia Seicento napoletano – 6 rappresentazioni di teatro interattivo 30 giorni di laboratorio teatrale con giovani isolani Settembre-giugno 2003 Stages nelle scuole di Napoli. Tiene 90 ore di Stages di Teatro

    nelle scuole: Istituto di Moda Isabella d’Este Istituto Superiore Mazzini Polispecialistico di S. Giovanni a Teduccio

    Ottobre Premio nazionale di Teatro Città di Caserta Napoli Complesso Monumentale del Belvedere di S. Leucio Premiato con medaglia e targa Città di Caserta

    Ottobre Partecipa agli Stages tenuti da Tage Larsen dell’Odin teatret

    2003 Aprile Gira scene del film su Giordano Bruno Napoli. Alle riprese partecipano come attori i ragazzi di tre scuole napoletane Istituto di Moda Isabella d’Este, Istituto Superiore Mazzini, Polispecialistico di S. Giovanni a Teduccio.

    Aprile Scrive la variante al testo “Seicento Napoletano”

    Maggio Maggio dei Monumenti Napoli Eroici furori – Scritto e diretto da Lello Masucci 2 Rappresentazioni a P.zza S.Maria la Nova.

    Agosto Tiene 12 Stages di teatro alla Fondazione “La Colombaia” di Luchino Visconti Forio d’Ischia. Eroici furori – Scritto e diretto da Lello Masucci – Rappresentazioni nell’anfiteatro della Fondazione “La Colombaia” di Luchino Visconti

    Novembre Maschio Angioino Napoli Seicento napoletano– Scritto e diretto da Lello Masucci Rappresentazione di Teatro Interattivo con collegamenti in videocomunicazione con attori in Francia e Spagna.

    Napoli “Eroici furori – teoria su un nuovo teatro”

    Gennaio – Luglio Napoli Stage di Teatro Interattivo per gli studenti delle seguenti scuole ITC Diaz, ITC Pagano, Istituto Superiore Mazzini, Istituto Superiore LSIPCT Napoli S. Giovanni, IPSCT Isabella D’Este, IPIA Sannino, ITC Antonio Serra, Isa Boccioni, Liceo Classico Genovesi, IPSAR Rossigni di Bagnoli, IPIA Casanova.

    2004 Luglio – Agosto – Ischia Porto Stage di Teatro Interattivo per gli studenti della scuola Media Scotti – Agosto – Istituto Superiore di Cinematografia- Fondazione la Colombaia di Luchino Visconti Stage sul linguaggio dell’arte.

    Agosto – Ischia Ponte Piazzale Delle Alghe Rappresentazione “Seicento Napoletano” Agosto – Istituto Superiore di Cinematografia – Fondazione la Colombaia di Luchino Visconti rappresentazione “Lazzari e Briganti” Scritto e diretto da Lello Masucci

    Dicembre – Teatro Piccolo: Rappresentazione di teatro interattivo “Eroici furori o della meditazione dell’attore nella Tabernaria di G. B. Della Porta” di cui scrive i testi e cura la regia.

    2005 Gennaio – Castel S. Elmo: Rappresentazione di teatro interattivo “Eroici furori o della meditazione dell’attore nella Tabernaria di G. B. Della Porta” di cui scrive i testi e cura la regia. Collegamenti videoconferenza con attori in Francia e in Spagna.2006 Siena 20 giugno l’ UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI SIENA SCUOLA DI

    SPECIALIZZAZIONE IN STORIA DELL’ARTE nella persona del Direttore prof. Enrico Crispolti richiede una opera per la raccolta di arte contemporanea della scuola, sito internet: http://scuolaspecarte.unisi.it/.

    2006 Comincia a lavorare al progetto OLE Officina di Letteratura Elettronica.

    2008-2009 Gira il film “Ultimo taglio” con la partecipazione di Maria Luisa Santella e tiene nove mesi di laboratorio con 80 ragazzi al PAN.

    Castel dell’Ovo Napoli IlGiallodiNapolia cura di J.N.Schifanò, M. Savarese.

    2009 Aprile. Personale al PAN – Catalogo Electa – Mostra curata da Mario Franco. 2009 Partecipa agli eventi collaterali della 53° Biennale di Venezia con Caterina Davinio

    2010 – Crea il sito www.elettroletteratura.org primo archivio sistematico degli artisti 

    taliani, naturale evoluzione del progetto OLE, che si arricchisce di nuove idee come l’ “Open Art Project” un’arte aperta al contributo di tutti, in assonanza con i software open source.

    2011 Gennaio Organizza con Giovanna Di Rosario al PAN di Napoli il 1° Convegno italiano sulla Letteratura Elettronica dal titolo: OLE Officina di Letteratura Elettronica a cui partecipano numerose università italiane e straniere. Il Corriere della Sera scrive un articolo a tutta pagina sul Convegno che risulta essere il primo convegno di Letteratura Elettronica realizzato in Italia.

    2014 ottobre Festival della letteratura elettronica Palazzo Reale Napoli, Castel dell’Ovo, Maschio angioino, PAN – Festival di computer art organizzato e diretto da lello Masucci.

    2017 Comincia il sodalizio con la Galleria di Arte Contemporanea Andrea Ingenito

    2017 WopArt Work on Paper art fair

    2018 BAF Arte in Fiera Bergamo

    2018 Art Werona #BacktoItaly

    2018 Grand Art Milano

    2018 marzo – aprile “Le Ferite dell’Anima”  Mostra personale alla Galleria Andrea Ingenito Milano.

    28/09/2018 Il Museo Madre acquisisce la sua opera “Sacchi di notti napoletane” istallazione composta da un quadro di m. 5 x m. 1,80 e un carrello contenente 7 sacchi con la scritta NOTTE.

    2019 Arte in Fiera Bologna

    2019 “Sacchi di notti napoletane” viene esposta al museo Madre dal mese di Giugno a Dicembre.

    2019 “Pitture Velate” 2019 Mostra personale alla Galleria Andrea Ingenito Napoli

    2020 Arte in Fiera Bologna

    2021 Arte in Nuvola Roma

    2023 “solo Vesuvi” 2023 Mostra personale alla Galleria Andrea Ingenito Napoli

    2023 Flash/Back XI edizione Torino

    2024 Arte in Nuvola Roma

    2024 Esce in vendita su Amazon il suo libro “L’Arte di dipingere” prima edizione a cura di Davide Falletta

    2025 Esce l’edizione inglese del suo libro “L’Arte di dipingere” tradotto in inglese edito da Raffaele Masucci e tradotto da Nadia Davila-Pestana.

    Hannoscrittodilui:

    Filiberto Menna, Tommaso Trini, Mario Franco, Vitaliano Corbi, Angelo Trimarco, Caterina Davinio, Giovanna di Rosario, Arcangelo Izzo, Lorenzo Mango, Matteo D’Ambrosio, Michele Buonuomo, , Maurizio Vitiello, Gino Grassi, Georges Bartolino, Stefano Taccone, Rino Boccaccini, Luigi Bernardi, Riccardo Notte, Tiziana Tricarico, Teresa Mancini, Giuliana Gargiulo, Benedetta Palmieri, Laura Caico, Angelo De Falco ecc..