Michele Buonomo
Il Mattino del sabato 15 marzo 1985

Lello Masucci, Opere recenti. Villa Patrizi, via Manzoni 41. Fino al 25 marzo.
Se i «luoghi» per eccellenza della pittura napoletana sono il mare, il cielo e il Vesuvio con la sua immagine volta a volta minacciosa o sorniona, nella pittura di Lello Masucci ritornano nella loro essenza emblematica più forte ed evocativa.
La riproposta del topos non ha niente a che vedere però con una facile citazione o peggio ancora con una sorta di rimando agli accenti del «paesaggismo posillipino», vanto e condanna di tanta pittura napoletana, «per Lello Masucci – scrive Filiberto Menna – Napoli… riemerge, con le intermittenze della memoria involontaria, con le immagini ricorrenti, vere e proprie metafore ossessive, del Vesuvio, appunto, e del mare. Il mare di Brueghel? E il Vesuvio? Così come ritorna nell’immaginario di Masucci il vulcano sembra ripreso dalle vedute che rappresentano la montagna in piena eruzione con la grande massa di fuoco e di fumo che si innalza minacciosa nel cielo come una perturbante figura onirica».
Questa sua dimensione visionaria tocca momenti di forte suggestione espressiva attraverso un sapiente e quasi alchemico uso della materia pittorica trattata con forza, con densa e secca velocità, senza mai perdere un caratteriale forte accento lirico.
Masucci nei suoi grandi (spazi pittorici ritrova una sorta di gusto per la lotta, per il corpo a corpo con la natura dell’arte in romantica solitudine. La stessa che, probabilmente, attanagliava Turner quando dipingeva i suoi deliri cromatici o quelli ancora di Caspar Friedrich quando si «perdeva» nelle brumose vedute del Nord.
In questo senso, per questa sua empatia, la pittura di Masucci è ancora tutta nel solco della Storia e a questa storia può offrire un contributo certamente non marginale.


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